Separata e con due figlie ancora adolescenti, pensava di poter garantire un futuro dignitoso con il suo lavoro in un istituto comprensivo di Alatri dove era stata assunta a tempo determinato in qualità di assistente di laboratorio. Ma per una 45enne così non è stato. Con una nota il dirigente scolastico le ha comunicato la cessazione del rapporto di lavoro stipulato con il predetto istituto e la conseguente esclusione dalla graduatoria.
La mancata conferma della attività professionale sarebbe riconducibile, così le sarebbe stato scritto, “per carenza del titolo di accesso”. Una omissione sulla base della quale è stata ritenuta immeritevole la prosecuzione del rapporto di lavoro. Per la cronaca va detto che la donna è laureata e questo rapporto di lavoro che era iniziato nel 2018, e a cadenza triennale, le veniva rinnovato il contratto. Guarda caso, ha dichiarato la signora sconsolata, dopo anni qualcuno si è accorto che non possedeva i titoli per poter proseguire la sua attività lavorativa. Una decisione che la donna ha reputato inammissibile in quanto sarebbe stata ritenuta immeritevole della prosecuzione del rapporto di lavoro. Per tale motivo è stata costretta a recarsi presso lo studio dei legali Alfredo e Gabriele Scaccia i quali hanno fatto scattare una denuncia – querela alla procura della Repubblica contro ignoti. L’istituto in questione le ha inviato una missiva nella quale ha scritto che per i motivi enunciati in premessa, con effetto immediato venisse risolto il contratto di lavoro a tempo determinato per carenza di titolo. L’avvocato Alfredo Scaccia che insieme al figlio Gabriele sta preparando una corposa documentazione da presentare alla procura ha dichiarato che: “l’impiego di denaro pubblico deve osservare regole imprescindibili. Favorire gli uni al cospetto degli altri su presupposti di dubbia legittimità impone ogni accertamento giudiziario utile e rispettoso del diritti degli interessati. Titoli ritenuti validi e utilizzati per anni per poi essere posti a sostegno di illegittimi e finanche illeciti licenziamenti, impongono una seria e doverosa riflessione”. Mar. Ming.
