Da soli 7 casi a Gennaio a 45 casi registrati a maggio. Il Lazio è la regione italiana dove si sono registrati più casi di morbillo dall’inizio dell’anno: 112 in totale (7 a gennaio, 24 a febbraio, 36 a marzo, 45 a maggio). Per le infezioni registrate fino al 20 marzo, nel 52% dei casi è stato necessario il ricovero in ospedale. Di questi, per l’8% è stata necessaria la terapia intensiva. Nel 41% dei casi si sono comunque registrate complicanze legate al morbillo.
La malattia esantematica, il cui picco d’incidenza generalmente è atteso verso la fine dell’inverno e la primavera, non colpisce solo i più piccoli. Tra i contagiati registrati nel Lazio in questi mesi ci sono pure 60enni, 30enni e bambini tra i 5/6 anni. Nella nostra regione i casi sono in aumento, tanto che le Asl stanno correndo ai ripari, inviando comunicazioni alle famiglie tramite le scuole e invitando a far vaccinare i bambini e a verificare che anche i richiami siano stati eseguiti. Secondo il bollettino nazionale del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità dopo il ‘record’ del Lazio, si collocano – ma con numeri molto più contenuti – la Sicilia con 75 positività e l’Emilia-Romagna con 48. Sul totale dei 399 casi finora registrati in tutta Italia, il Lazio ne rappresenta più di un quarto (28% circa). La Asl Roma 2, nel cui comprensorio sono state diverse le infezioni riscontrate, ha diffuso una circolare nella quale si segnalano diversi focolai, di cui 4 “familiari”. È stato necessario anche il ricovero, visto i sintomi molto pesanti: febbre alta, faringite, congiuntivite e la caratteristica eruzione cutanea, con il rischio di complicazioni come otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti. Alberto Villani, responsabile del dipartimento Emergenza e accettazione e Pediatria generale dell’ospedale Bambino Gesù ha dichiarato a Repubblica: “Il numero dei casi è destinato a crescere con matematica certezza”, anche guardando ai “paesi europei dove si sta registrando un aumento anomalo di casi”, come Romania, Austria, Francia, Germania. E se ogni positivo può trasmettere la malattia a tante persone in contemporanea, il rischio che i contagi possano finire fuori controllo è concreto. L’unica prevenzione è il vaccino .“Dal 2017 – ricorda Villani – è obbligatorio per i bambini, ma la percentuale di persone coperte con entrambe le dosi è sotto al 90%”, un livello che non consente di bloccare la circolazione del virus. Cesidio Vano
