Sono circa 30 milioni i pellegrini attesi a Roma e in tutto il Lazio in occasione dell’Anno Santo 2025. Con loro, il Giubileo rischia di essere anche un rande focolaio di malattie infettive che giungono da tutte le parti del Mondo. Prime tra tutte le patologie trasmesse dalle zanzare – già in parte presenti marginalmente in Italia – come la malaria, la dengue, la chikungunya, la west nile, la febbre gialla e la zika.
Per fronteggiare quella che è ritenuto a tutti gli effetti un elevato rischio per la salute pubblica, Regione Lazio e Ospedale Spallanzani, Istituto nazionale per le malattie infettive, hanno messo a punto un piano – che dovrà essere operativo entro inizio dicembre, quando con l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro inizierà ufficialmente il Giubileo 2025 – caratterizzato da un rafforzamento dei controlli, monitoraggi capillari, compresi quelli sulle acque, e anche dal ricorso all’intelligenza artificiale per sviluppare i dati raccolti. Il provvedimento vede alla base una serie di valutazioni legale alla “elevata concentrazione di persone prevista” che “aggrava i classici fattori correlati alle malattie infettive, come la suscettibilità e l’efficacia di trasmissione, portando all’emergenza di focolai infettivi e mettendo alla prova la prevenzione ed il controllo di tali malattie”. Si teme infatti che l’arrivo di pellegrini, provenienti da aree tropicali, potrebbe determinare un aumento delle diagnosi di malattie endemiche in quei paesi, come – si è detto sopra – le varie patologie trasmesse dalle zanzare (malaria, dengue, chikungunya, west nile, febbre gialla e zika). Dallo Spallanzani, inoltre, sottolineano che non è da sottovalutare “il rischio di importazione nel Paese ospite di patologie infettive che possono dar luogo ad eventi di allarme internazionale” senza dimenticare “le patologie causate da virus stagionali, partendo da quelle respiratorie”. Tre i target che il piano messo a punto da Regione e Spallanzani vuole centrare: identificare e confermare precocemente i casi di malattie infettive (cercando di circoscrivere così i focolai epidemici); ridurre il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute a focolai epidemici e ad emergenze infettive; assicurare una adeguata formazione del personale sanitario. Il tutto puntando sull’attività di prevenzione aumentando monitoraggi e controlli, potenziando l’informazione e la comunicazione, la sorveglianza e l’allerta rapida, così da identificare per tempo i casi e focolai di malattia e attivare il sistema di risposta. Come accennato, si farà uno anche della cosiddetta “intelligenza artificiale” per un aiuto nell’analisi dei dati sanitari raccolti che verranno raccolti su una piattaforma ad hoc e ‘monitorati’ da algoritmi per la generazione di alert, con mappe di geolocalizzazione dei casi. Gli altri intetventi previsto sono: il potenziamento della sorveglianza sui casi di influenza, reclutando pure pediatri di libera scelta; l’analisi le acque, per tenere sotto stretta osservazione la circolazione di virus respiratori; controlli serrati sulle infezioni e tossinfezioni gastrointestinali, sulla legionellosi e sulle malattie trasmesse da vettori, considerando anche che un numero significativo di pellegrini proverrà dalle aree geografiche del Sud America, dove sono endemiche chikungunya, dengue e zika, con il conseguente possibile incremento sia di casi importati, che, potenzialmente, di trasmissione autoctona nella stagione vettoriale. Cesidio Vano
