(di Dario Facci) Elezioni Comunali. Si apre la settimana decisiva, quella dei posizionamenti. Specialmente nella piazza più importante della provincia al voto, quella di Cassino, la faccenda si fa interessante. Qui i candidati in lizza sono quattro, tre dei quali potrebbero stare dalla stessa parte in caso di ballottaggio e, diciamocelo, a meno di clamorosi colpi di scena il turno di ballottaggio a Cassino ci sarà.
Dalla tattica dei primi tempi i candidati e i loro gruppi di sostegno passano in queste ore ai conti. In campo ci sono 5 candidati, come nel confronto del 2019. Il sindaco uscente, Enzo Salera è sostenuto da 5 liste (nel 2019 erano 3), il suo avversario del centrodestra Arturo Buongiovanni è sostenuto da 5 liste (come il suo predecessore, Mario Abbruzzese, nel 2019), Giuseppe Sebastianelli, l’uomo delle primarie, scende in campo con il sostegno di 5 liste (il terzo incomodo di 5 anni fa, Giuseppe Golini Petrarcone ne schierò 6); Paola Polidoro sostenuta da 2 liste (Renato De Sanctis che oggi sostiene lei nel 2019 ne aveva 1) e Maria Palumbo (1 lista, come Giuseppe Martini nel 2019). In tutto le liste in campo in questa tornata elettorale sono quindi 18 contro le 16 di cinque anni fa. Una differenza non molto significativa e che è da attribuire soprattutto all’incremento delle liste in sostegno del sindaco uscente, Salera. I numeri che ronzano in testa a tutti gli analisti in questo momento hanno, per Cassino, soprattutto un totem: cifra 6.000. Cinque anni fa Salera, Abbruzzese e Golini Petrarcone ottennero al primo turno rispettivamente: 6.067, 6.115 e 5.805 voti. Furono politicamente equivalenti ma quei decimali furono determinanti per l’accesso al ballottaggio e per il definitivo risultato politico: mentre Abbruzzese (centrodestra) al secondo turno rimase sostanzialmente al punto di partenza, quello del risultato del primo turno e ottenne al ballottaggio 6.947 voti (solo 800 più del primo turno), Enzo Salera ottenne il favore di quasi 4000 voti in più e vinse con 9.933 preferenze. Cosa comportò questo risultato? E’ noto che il ballottaggio è una seconda partita che riparte da zero a zero ma non del tutto. La tendenza degli elettorati gioca e ha sempre giocato il suo ruolo. Quello di Golini Petrarcone di cinque anni fa, fece in parte, certamente, la differenza al secondo turno. Che lo stesso Petrarcone lo volesse o meno. Così altri accordi giocarono il loro ruolo (e alle elezioni di Cassino le vie del Signore sono davvero infinite). E’ quel che accadrà anche quest’anno con i distinguo che le situazioni ambientali, nazionali e soprattutto regionali possono giocare. Una differenza sostanziale, per esempio, è individuabile nella guida della Regione Lazio. Quanto conta che cinque anni fa era in mano al centrosinistra o oggi al centrodestra nella determinazione delle alleanze, in vista di un turno di ballottaggio quasi certo? Cinque anni fa, a livello nazionale, c’era una tendenza completamente diversa. Altro elemento che in parte può giocare un ruolo anche se in sede di confronto locale in modo marginale. Soprattutto: che accordi prenderanno o meno i candidati che al ballottaggio non andranno? La natura civica in via generale potrebbe suggerire una possibilità equa di accordo. L’estrazione, la storia e la provenienza dei candidati però un significato ce l’ha sempre e le parti, questa volta, potrebbero essere invertite rispetto a cinque anni fa.
