Nel pomeriggio di sabato 10 agosto, alle ore 17, presso la Sala Sciuti di Palazzo Sangermano è convocato il Consiglio Comunale. Gli argomenti che verranno discussi dall’Assise Civica sono particolarmente delicati: c’è attesa e fermento rispetto a quanto verrà stabilito ed a cosa ne conseguirà.
Tra i punti all’ordine del giorno ci sono l’approvazione del programma triennale e dell’ elenco annuale 2019 delle Opere Pubbliche; l’approvazione del DUP, Documento Unico di Programmazione, che detta le linee guida del bilancio; l’approvazione del Bilancio di Previsione 2019/2021 e la salvaguardia degli equilibri dello stesso. Inoltre si dovrà votare il piano di alienazione e valorizzazione degli immobili comunali. I termini della proroga per esaminare il Bilancio sono già scaduti il 31 luglio: in queste ultime settimane sono state minuziosamente esaminate tutte le “sfaccettature” del documento contabile, sia dalla maggioranza di governo che dall’opposizione. Ovvio è che l’Amministrazione Comunale si è data un bel da fare per evitare il dissesto finanziario, cercando la soluzione più consona che salvi il paese di Arpino da questa rovinosa “soluzione”: il crack produrrebbe effetti indesiderati ed ulteriori complicazioni economiche e sociali alla comunità. Il default dell’Ente locale comprometterebbe l’esercizio della sua attività, che non può cessare ma deve continuare nonostante la crisi. Gli oneri pregressi, compresi i residui attivi e passivi non vincolati, passerebbero ad una gestione straordinaria senza esclusione di colpi. Il Comune, che non era in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili, non troverebbe la “bacchetta magica” nel collasso tributato dalle procedure di dissesto. Il timore di far piombare la Città di Arpino nel baratro più totale può bastare a giustificare la “ricerca” spasmodica di un espediente che sia ancora di salvezza. L’ipotetica vendita del Palazzo Sangermano, ex Barnabiti, stimata verosimilmente in 1.200.000,00 euro malgrado la struttura sia compromessa, sarebbe un grande affare a parere di molti. In effetti, da tempo ormai, la tendenza nazionale è quella di affidare o vendere gli immobili che fanno parte del patrimonio pubblico a soggetti privati, proprio per sollevare gli enti da una gestione gravosa e faticosa, che molto spesso porta al deterioramento del patrimonio stesso. Ben vengano, quindi, gli escamotage mirati a “salvare” il paese, un paese che del resto ha riconfermato la conduzione Rea nella tornata di giugno dello scorso anno. Un paese che ha essenzialmente bisogno di risollevarsi e non di rinascere dalle proprie ceneri. È necessaria una progettualità comune, finalizzata alla cura ed all’interesse della “res publica”, che escluda ambizioni personali e manie di rivincita: l’effetto soporifero di fatto, sembrerebbe aver annichilito tutti, nessuno escluso. Dov’è finito il progetto, la disponibilità al coordinamento ed alla collaborazione, che avrebbe dovuto impegnare ed includere tutte le menti nell’obiettivo universale che era “per il bene del paese di Arpino”? Quale è la linea profilata dall’opposizione a questa politica? Dove sta l’alternativa risolutiva? Con quanta responsabilità ci si avvicenda? Sara Pacitto
