Lazio – Buoni pasto per la Pa: la Procura di Roma vuole processare per truffa i vertici della Edenred Italia

Cesidio Vano
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La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, gli ex vertici della società Edenred Italia Srl, specializzata nei buoni pasto. Nei loro confronti il pm Carlo Villani contesta i reati di truffa aggravata, turbativa d’asta in concorso e illeciti amministrativi. Nel mirino c’è la gara di appalto che la Consip (la centrale di acquisto nazionale, interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha svolto nel 2019 per l’acquisto di ticket restaurant per la pubblica amministrazione del Lazio e di altre sei regioni (Marche, Abruzzo, Molise e Umbria, Campania e Sicilia) per complessivi 4 lotti che si è aggiudicati la Edenred.

Per gli inquirenti, però, la società avrebbe successivamente firmato accordi con gli esercizi convenzionati in merito alle commissioni che avrebbero modificato in modo non consentito i margini di guadagno della Srl. L’inchiesta è scattata dopo un ricorso fatto da un’altra società che ha partecipato al maxi-appalto che, nel complesso, valeva 1,25 miliardi di euro, mentre i quattro lotti aggiudicati dalla Edenred valevano 580 milioni di euro. Inoltre, nelle fasi d’indagine, lo scorso mese di febbraio, la Guardia di Finanza ha effettuato, sempre su ordine della magistratura capitolina, un sequestro di 20 milioni di euro. Secondo l’ipotesi dell’accusa, due ex amministratori delegati della società e rappresentanti legali di Edenred Italia avrebbero fatto “sottoscrivere agli esercizi commerciali convenzionati accordi paralleli rispetto a quelli previsti dalla gara, volti ad alterare il rapporto di equivalenza fra ribasso e commissione dichiarato in sede di offerta, violando così il divieto di ‘retrocessione’ il cui rispetto era previsto dal bando di gara (determinando l’indebita restituzione agli esercizi commerciali di una quota percentuale della ‘commissione’ dovuta). Come accennato i quattro lotti contestati riguardano gli enti pubblici presenti nelle regioni Lazio (lotto 7), Marche, Abruzzo, Molise, Umbria (lotto 8), Campania (lotto 9) e Sicilia (lotto 12): chi avrebbe vinto il bando si sarebbe aggiudicato la fornitura di buoni pasto alla gran parte dei dipendenti pubblici di queste regioni. L’indagine si è sviluppata da un ricorso alla giustizia amministrativa presentato dalla Repas Lunch Coupon Srl, concorrente della Edenred, ed è partita dopo che il Consiglio di Stato, nel pronunciarsi sul ricorso, parlava di “irregolarità” nella gara del lotto 7. Il provvedimento trasmesso per le valutazioni del caso alla magistratura penale vedeva subito avviati accertamenti da parte della Guardia di Finanza che ha successivamente allargato l’inchiesta agli altri segmenti dell’appalto. Insieme ai due ex ad della società a rischiare il processo, con l’accusa di truffa aggravata, ci sono anche un ex presidente del Cda e un altro ex amministratore delegato. Secondo la procura “con artifizi e raggiri consistiti nel dichiarare falsamente, in sede di presentazione e valutazione delle offerte di gara, l’equivalenza, in realtà insussistente, tra il ‘ribasso’ e la ‘commissione'”, “nel far sottoscrivere agli esercizi commerciali convenzionati, nella fase di aggiudicazione provvisoria, accordi paralleli rispetto a quelli previsti dalla gara, volti ad alterare il rapporto di equivalenza fra ribasso e commissione dichiarato in sede di offerta”, “nel violare, in fase di esecuzione dell’appalto e per effetto dei citati accordi paralleli stipulati con gli esercizi commerciali convenzionati, il divieto di ‘retrocessione’, il cui rispetto era previsto dal bando di gara, determinando un meccanismo automatico di indebita restituzione agli esercizi commerciali di una quota percentuale della ‘commissione’ dovuta, in violazione dell’impegno assunto in sede di offerta”, avrebbero indotto in errore la stazione appaltante che aggiudicava le gare”. Da parte sua la Edenred Italia ha sempre garantito di poter chiarire in breve tempo la vicenda ed ha sempre espresso la più “ampia fiducia nella magistratura, confidente di poter chiarire nel più breve tempo possibile la vicenda, dimostrando l’assenza di qualunque profilo di responsabilità di rilevanza penale”. Cesidio Vano
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