Molestie sulla commessa, condannato

Marina Mingarelli
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Condannato ad un anno ed otto mesi di prigione (pena sospesa) per molestie nei confronti di una sua commessa. Questa la sentenza emessa nei confronti di un fornaio.

I fatti risalgono all’agosto del 2020 quando la commessa che lavorava per conto del commerciante si è recata presso la caserma dei carabinieri ed ha fatto scattare la denuncia. Secondo quanto riferito dalla donna il suo datore di lavoro l’aveva costretta a subire atti sessuali contro la sua volontà. Nello specifico dopo essersi avvicinato, le aveva sollevato la maglietta palpeggiandola ripetutamente al seno. Poi l’aveva toccata anche sul fondo schiena. Ma c’è di più: dopo averla molestata sessualmente le aveva fatto intendere a chiare note che avrebbe voluto avere un rapporto sessuale. Addirittura le aveva proposto di recarsi al forno quando non c’era nessuno per bere qualcosa insieme. Ma siccome la commessa era riuscita ad allontanarsi, l’aveva chiamata al telefono dicendole di sapere dove si trovasse, e che sarebbe andato a prenderla con il furgone. Ma a quel punto la donna, poco più che quarantenne impaurita da quelle parole, non solo non si era più presentata sul posto di lavoro, ma aveva fatto scattare la denuncia. A seguito di tali fatti sono state avviate le indagini. Il pubblico ministero titolare delle indagini ha chiesto il rinvio a giudizio. Il fornaio è finito sotto processo con l’accusa di violenza sessuale. Nel corso delle udienze l’avvocato difensore Nadia Patrizi, pur riconoscendo che si è trattato di un deprecabile episodio, ha sempre sostenuto che il suo assistito aveva avuto un comportamento goliardo ma che non aveva niente a che fare con la violenza sessuale. Mar.Ming.
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