Frosinone – Egato rifiuti: nominato il liquidatore. C’è solo da sperare che non siano i Comuni a pagare i debiti

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Il decreto del presidente della Regione Lazio che nomina il commissario liquidatore dell’Egato Frosinone Ambiente, è stato firmato a fine dello scorso mese di marzo e pubblicato nel Bollettino ufficiale nella giornata di ieri. A dover traghettare verso il ‘nulla’ l’ente nato a ridosso delle elezioni regionali nel dicembre 2022 è il dottor Gianluca Lega, commercialista, nominato direttamente dal Governatore Francesco Rocca vista la natura fiduciaria di tale incarico.

La nomina fa seguito alla legge regionale con cui la maggioranza di centrodestra ha voluto abrogare la normativa approvata in precedenza del centrosinistra e che istituiva un Egato per la gestione dei rifiuti in ogni provincia della regione. Ad essere effettivamente varato, però, era stato solo l’ente ciociaro, su spinta politica del Pd, che aveva necessità, prima della presentazione delle candidature alle regionali di febbraio 2023, di collocare alla presidenza dell’ente – come avvenuto e scongiurandone quindi la ricandidatura al Consiglio (ricandidatura che avrebbe avuto ripercussioni sugli equilibri interni tra le correnti di partito) – del consigliere regionale uscente Mauro Buschini. Il decreto firmato da Rocca chiarisce che il Commissario “dovrà adottare tutte le misure di liquidazione sotto la propria responsabilità, rispettando rigorosamente la legge in vigore riguardo alla forma giuridica nei limiti delle risorse disponibili alla data della liquidazione ovvero di quelle che si ricavano dalla liquidazione del patrimonio dell’Ente in questione e, di conseguenza alla sua dismissione” ed affida a Lega i seguenti compiti: la redazione del bilancio iniziale di liquidazione; la ricognizione dei beni materiali e immateriali di proprietà dell’Ente; la ricognizione del personale in servizio (con divieto ad effettuare altre assunzioni); l’accertamento dei debiti/crediti finanziari, tributari e degli oneri per eventuali controversie giudiziarie; la comparazione dei debiti complessivi dell’Ente con il presumibile ricavo dalla liquidazione del patrimonio dello stesso; l’estinzione dei debiti nei limiti delle risorse disponibili alla data della liquidazione ovvero di quelle che si ricavano dalla liquidazione del patrimonio dell’Ente, nel rispetto del principio della par conditio creditorum; lo svolgimento di ogni altra attività necessaria per l’adempimento dei compiti connessi con la soppressione dell’Ente, redazione, approvazione e deposito del bilancio di chiusura. L’incarico ha durata massima di due anni, che sono però rinnovabili per altri due “salvo motivato rinnovo”. L’indennità spettante al commissario è posta a carico dello stesso ente in luiquidazione. Ad una prima lettura del provvedimento parrebbe che il commissario, stabilito attivo e passivo, debba limitarsi a pagare i debiti per la percentuale che può essere coperta dall’attivo, tenuto conto che comunque, pur nel rispetto delle apri condizioni, ci saranno debitori privilegiati (per lavoro, oneri previdenziali, ecc.) e non. Il decreto richiama e ricorda pure i provvedimenti assunti in autotutela dalla regione con cui sono stati annullati gli atti di costituzione dell’assemblea dell’Egato. Ma la questione non è delle più pacifiche: prima di tutto è da comprendere se ‘risorse disponibili’ sono anche le quote di associazione dovute dai 91 comuni della provincia di Frosinone che sono (stati) i soci dell’Egato: nel 2023, dagli stessi sindaci è stato approvato un bilancio che prevede il versamento in totale nelle casse dell’Egato di 1,2 milioni di euro. Nessuno ha pagato. Dovranno cacciarli ancora quei soldi? In secondo luogo – dato che molto probabilmente c’è poco da iscrivere nell’attivo e molto nel passivo (viste anche le ricche anticipazioni di cassa chieste alla banca tesoriere) non è detto che i creditori più esposti non muovano azioni contro la liquidazione prima e i soci, ovvero i comuni, poi (il CARA insegna). In ultimo, non è chiaro a questo punto – semmai i sindaci dovranno farsi carico di parte dei debiti – se tali somme (spese, ma completamente inutili, per la raccolta rifiuti) potranno o meno essere caricate sulla Tari, cioè sulla tassa già salata che pagano i cittadini. Vedremo.
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