(di Cesidio Vano) “Si chiamerà ‘Porta d’Italia’ è sarà la sesta provincia della regione Lazio”. O almeno questo è l’obiettivo che si propone il Comitato spontaneo promotore, guidato da Agostino Prete, che lo scorso 1° marzo ha pubblicamente presentato l’iniziativa di istituire nel Lazio una nuova provincia, nel corso di un convegno ad hoc che si è tenuto presso il Best Western hotel in via Portuense a Fiumicino.
‘Porta d’Italia’ potrebbe raccogliere, secondo l’idea dei promotori dell’iniziativa circa 12 comuni, anche se i ‘confini’ di tale nuovo soggetto politico-amministrativo del territorio sono ancora tutti da definire. Molti sarebbero comuni costieri della regione, ma il nuovo ente abbraccerebbe anche aree più interne: insomma da Civitavecchia e Tarquinia fino a Fiumicino; ingloberebbe Ladispoli e Montalto di Castro, Monte Romano, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere. Ma già sono diversi i comuni vicinori pronti a lanciarsi in questa avventura come, solo per fare un esempio, quelli di Bracciano e Cerveteri. Il presidente Prete, nell’illustrare il progetto della nuova provincia ha sottolineato come l’incontro del 1° marzo, rappresenti “l’inizio di un percorso che abbiamo voluto intraprendere con il comitato per dare voce ad un dialogo che nasca dal basso e si strutturi con il contributo della cittadinanza. Un incontro aperto a tutti senza nessuna appartenenza politica. L’idea di Provincia che abbiamo è quella che determina la centralità del cittadino, con una burocrazia più semplice, efficiente e di prossimità. Una provincia che valorizzi e sfrutti le caratteristiche dei territori”. Al convegno hanno preso parte il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, il vice sindaco, Giovanna Onorati, il Presidente del Consiglio comunale, Roberto Severini, il Sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi, il presidente della Gazzetta Amministrativa della Repubblica italiana, Enrico Michetti. Da parte sua, il primo cittadino di Fiumicino ed ex ministro della Funzione pubblica nel secondo e nel terzo Governo Berlusconi, ha evidenziato: “La nuova provincia ‘Porta d’Italia’ è un progetto che parte dal dialogo avviato, già da diversi mesi, tra i sindaci di vari comuni del Lazio con i quali abbiamo discusso delle posizioni socio economiche, strutturali e sanitarie del nostro territorio per fare il punto della situazione e capire se la nostra autonomia fosse un valore aggiunto od un problema. L’autonomia decisionale, di cui vogliamo disporre, non è contro Roma che è la Capitale d’Italia e come tale è impegnata nel suo ruolo non di poco conto: riguarda piuttosto un’autogestione dei nostri territori, delle risorse di cui disponiamo, secondo quanto previsto dalla normativa”. Il sindaco Baccini ha poi annunciato che entro questo mese l’iniziativa sarà concretizzata con le prime delibere in Consiglio Comunale. “Successivamente, assieme agli altri comuni che avranno deliberato in maniera analoga – ha puntualizzato il primo cittadino -, sarà inviato tutto in Parlamento che dovrà decidere, attraverso un’iniziativa legislativa, la costituzione di “Porta D’Italia”. E’ il momento storico giusto per osare ed avviare un progetto ambizioso che ci permetterà di ottenere i servizi minimi che oggi ci sono preclusi, una prefettura, un policlinico, scuole e strade”. Enrico Michetti, che tra le altre cose è stato anche il candidato sindaco del centrodestra contro Roberto Gualtieri, ha parlato di “una provincia che ha un carattere fondamentale, l’omogeneità. Una provincia naturale per le sue caratteristiche, con un protagonismo diffuso, la porta naturale d’accesso del Paese” spiegano così anche il perché del nominativo scelto, quello appunto di ‘Porta d’Italia’. Come ha annotato il Corriere della Sera, qualora la sesta provincia del Lazio dovesse effettivamente vedere la luce come proposta, “avrebbe un peso economico non indifferente: si tratterebbe, infatti, di una sorta di paradiso turistico dotato di porti e aeroporti internazionali (Civitavecchia e Fiumicino), mari, monti (Tolfa e Allumiere) e laghi (quello di Bracciano). Una superpotenza, insomma, da quasi 300 mila abitanti e molti asset strategici per l’economia del territorio”. Nella Tuscia c’è chi è già salito sulle barricate, temendo la secessione di centri importanti come quelli di Tarquinia e Monte Romano: uno scippo per Viterbo che lascerebbe la propria provincia priva dei principali lidi turistici e di un importante snodo autostradale.
