(di Cesidio Vano) Con quasi 20.000 lavoratori autonomi in meno, rispetto al 2020 anno in cui è scoppiata la pandemia, il Lazio si colloca a metà della classifica della crescita del popolo delle partite Iva redatta dal Centro studi della Cgia, sulla scorta dei dati – relativi ai primi 9 mesi (gli ultimi disponibili) – degli anni dal 2019 al 2023. La classifica è però ordinata per le migliori percentuali di crescita dell’ultimo biennio (era post-Covid) e vede ai vertici con i migliori risultati il Molise (+8,4%) e la Liguria (+8,2%). Terze regioni per crescita sia la Calabria che l’Emilia Romagna con il 5,6%.
Nel 2019 (da gennaio a settembre) il Lazio contava 484.600 lavoratori indipendenti che nel 2022 sono scesi a 455.000 e nel 2023 sono risaliti a 464.900. In valoro assoluti, dal 2019 al 2023, i lavoratori autonomi del Lazio sono diminuiti di 19.700 unità, con un calo percentuale del 4,1%; solo nell’ultimo biennio (2022-2023) l’aumento è stato di 9.900 unità (pari al 2,2%). Se si limita l’analisi ai soli autonomi classici (artigiani, piccoli commercianti e agricoltori), il Lazio nel 2014 faceva registrare 331.989 lavoratori, nel 2019 ne contava 315.191 e nel 2022 ancora meno: 305.522 con una variazione in assoluto (2014-2022) pari a -26.467 unità (-8,0%). LA SITUAZIONE NEL BELPAESE A livello nazionale, dopo il 2020, annus horribilis in cui è scoppiata la pandemia, il popolo delle partite Iva è tornato ad aumentare e oggi la platea è stabilmente sopra i 5 milioni di effettivi. Al 31 dicembre scorso, infatti, contavamo 5.045.000 lavoratori indipendenti1 e “sebbene il numero sia in leggero aumento rispetto a quattro anni fa – dicono dalla Cgia -, va segnalato che rimane ben lontano dai 6,2 milioni che registravamo agli inizi del 2004”. È comunque un segnalare che non tutte le categorie appartenenti al mondo del lavoro autonomo godono di buona salute. Lo studio della Cgia rivela che “molte professioni sono in grosse difficoltà e il loro numero sta diminuendo: in particolare i lavoratori autonomi “classici”, come gli artigiani, i piccoli commercianti e gli agricoltori. Diversamente, sono in espansione le partite Iva senza albo od ordine professionale, come i web designer, i social media manager, i formatori, i consulenti agli investimenti, i pubblicitari, i consulenti aziendali, i consulenti informatici, gli utility manager, i sociologi, gli amministratori di condominio, etc. SOFFRE IL CENTRO-ITALIA Come detto, gli ultimi dati disponibili a livello territoriale sono relativi ai primi 9 mesi del 2023. L’incremento dell’intera platea non ha però interessato tutte le regioni. Se nell’ultimo anno, come accennato, il Molise (+8,4 per cento), la Liguria (+8,2 per cento), la Calabria e l’Emilia Romagna (entrambe con il +5,6 per cento) hanno registrato gli aumenti più importanti, per contro l’Abruzzo (-4,9 per cento), l’Umbria (-5,6 per cento), il Trentino Alto Adige (-8,4 per cento) e le Marche (-10,1 per cento) hanno subito le contrazioni più significative. LA SITUAZIONE IN CIOCIARIA Limitandosi ad analizzare i dati relativi al calo degli autonomi ‘classici’, a livello provinciale, in Ciociaria, la situazione descritta dalla ricerca condotta dalla Cgia vede il Frusinate 65° nella classifica di 103 province. La provincia di Frosinone nel 2014 vantava 30.579 partite iva; nel 2019 erano 28.262 e nel 2022 erano 27.097, con una variazione in valore assoluto tra il 2014 e il 2022 di -3.482 pari al -11,4%. A voler spacchettare il dato tra artigiani, commercianti e agricoltori, si nota che la Ciociaria ha perso di più tra gli agricoltori che nel periodo 2014-2022 sono scesi di 427 unità, con un calo percentuale del 14,9% che vale alla nostra provincia il 18° posto nella classifica nazionale dei territori che più hanno perso lavoratori autonomi nel comparto in esame (nel 2014 erano 2.872; nel 2019 erano 2.752 e nel 2022 erano 2.445). Relativamente all’artigianato, la Ciociaria è 72à posto con una perdita di partite iva, sempre dal 2014 aò 2022, di 1.503 (-13,7%). Gli artigiani nel 2014 erano 10.989; nel 2019 erano 9.755 e nel 2022 erano 9.486. Infine nel comparto del commercio il calo è stato del 9,3% (-1.552 commercianti nel periodo 2014-2022) che vale alla nostra provincia il 75° posto nella classifica italiana. Nel 0214 i commercianti erano 16.718; nel 2019 erano 15.755 e nel 15.166. LA CRISI DEL SETTORE Nel complesso le attività che costituiscono il cosiddetto lavoro autonomo “classico” (che rappresentano quasi il 75 per cento circa del totale dei lavoratori indipendenti presenti nel Paese) sono in costante diminuzione. Artigiani, piccoli commercianti e agricoltori, a livello nazionale, tra il 2014 e il 2022, nel complesso sono scesi di 495 mila unità. Gli agricoltori sono diminuiti di 33.500 unità (-7,5 per cento), i commercianti di 203.000 (-9,7 per cento) e gli artigiani addirittura di quasi 258.500 (-15,2 per cento).
