Stando ai dati pubblicati dal portale regionale ‘www.salutelazio.it’, nella Regione Lazio sarebbero operativi 135 Consultori familiari nelle varie Asl (anche se se ne trovano indicati alcuni già chiusi da tempo). Anche prendendo per buono il numero indicato della sito della Regione, il rapporto tra Consultori dichiarati attivi e la popolazione regionale dà un risultato non in linea con le prescrizioni di legge: infatti, in base alla normativa, nelle aree urbane il rapporto deve essere di 1 consultorio ogni 20.000 abitanti, mentre nelle aree rurali e interne il rapporto sale a 1 consultorio ogni 10.000 abitanti. Nel Lazio, invece, attualmente è di un consultorio ogni 42.000 abitanti circa: un valore più che doppio rispetto al limite indicato dalla legge per le aree urbane.
Del caso si è occupata la consigliera regionale Eleonora Mattia, del Pd, che ha presentato un’interrogazione consiliare rivolta al presedente della Regione Francesco Rocca, in quale ha tenuto per sé le deleghe alla Sanità, chiedendo di fornire dati e numeri più certi in merito ai consultori. L’esponente Dem chiede, infatti, di sapere: “quale sia il numero aggiornato dei consultori familiari attivi sul territorio regionale; quale sia l’attuale rapporto tra numero dei consultori familiari e abitanti nel territorio regionale; quanti dei consultori familiari attivi siano dotati di una equipe multidisciplinare completa composta da ginecologo, ostetrica, psicologo e assistente sociale; quale sia la disponibilità oraria dei professionisti della equipe multidisciplinare rispetto allo standard di riferimento, pari a 18 ore settimanali per il ginecologo e lo psicologo e a 36 ore settimanali per l’ostetrica e l’assistente sociale; quale sia la percentuale di obiettori di coscienza nei consultori familiari attivi; se gli obiettivi e le azioni previste dal Piano di programmazione dell’Assistenza territoriale 2024 – 2026 approvato con la D.G.R. 976/2023 siano in linea con gli standard previsti dal D.M. 77/2022 ed in particolare con quello di 1 consultorio ogni 20.000 abitanti”. La materia è regolata da una legge nazionale del 1975 e da una legge regionale del 1976. Quest’ultima prevede, appunto, la presenza di un consultorio ogni ventimila abitanti nelle aree urbane e di un consultorio ogni diecimila abitanti nelle aree rurali e interne. “Lo standard strutturale di un consultorio ogni ventimila abitanti – ricorda da parte sua Mattia – è stato ribadito da ultimo, anche con valore prescrittivo dal Decreto del Ministero della Salute 23 maggio 2022, n. 77 a norma del quale ‘Le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare l’organizzazione dell’assistenza territoriale e del sistema di prevenzione sulla base degli standard di cui al presente decreto, in coerenza anche con gli investimenti previsti dalla Missione 6 Componente 1 del PNRR’”. La situazione, però, nel Lazio è completamente diversa: “Rispetto alla popolazione di 5.720.536 residenti nel territorio regionale al 1° gennaio 2023 – si legge nell’interrogazione – descrive una diffusione delle sedi consultoriali nel Lazio molto al di sotto della media nazionale, con 1 consultorio ogni 42.374 abitanti, cioè oltre il doppio rispetto allo standard strutturale previsto. Né a questa situazione parrebbe si sia cercato diporre rimedio con gli ultimi piani e atti varati dalla Regione: “il Piano di programmazione dell’Assistenza territoriale 2024 2026” (approvato lo scorso dicembre, nda), avrebbe dovuto adeguare l’organizzazione dell’assistenza territoriale sulla base degli standard del decreto medesimo – dice Mattia -, tra i quali, per l’appunto, lo standard di un consultorio ogni 20.000 residenti; ma lì non si fa alcun cenno ad un aumento del numero di consultori familiari sul territorio regionale in direzione dello standard di un consultorio ogni 20.000 abitanti”. La consigliera ricorda anche che i servizi di prossimità come i Consultori “sono fondamentali per la salute delle donne e dei ragazzi, offrendo servizi totalmente gratuiti, accessibili senza appuntamento, senza ricetta e senza necessità di esibire documenti di identità”. Per tutti queste ragioni chiede al presidente Rocca di chiarire l’intento della Regione in merito alla problematica sollevata. Cesidio Vano
