Burocrazia canaglia – La Cgia: “Troppe leggi e scritte male: rischio corruzione”. Segnali di miglioramento nel Lazio per Roma, Frosinone e Viterbo

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Troppe leggi e scritte male. La burocrazia, in Italia. È un mostro famelico che divora oltre 103 miliardi di euro all’anno pagati dalla imprese per completare questo o quell’iter amministrativo. A puntare l’obiettivo su una peculiarità tutta italiana è l’ufficio studi della Cgia, associazione di categoria che raggruppa le piccole e medie impresse: nel Belpaese ci sono 10 volte di più le leggi he vigono in Francia, Germania e Regno Unito. A livello provinciale, le pubbliche amministrazioni più efficienti si trovano al Nord: Trento, Trieste e Treviso; quelle meno efficienti al Sud: Caltanissetta, Crotone e Vibo Valentia.

ECCO L’IQI: COSÌ SI MISURA L’EFFICENZA DELLA PA Le cinque province del Lazio si collocano circa a metà classifica, con Roma unica entro le prime 60 province su 106, e le restanti quattro che si collocano tra il 74esimo posto e l’82esimo. La classifica delle 106 province italiane è stata realizzata sulla scorta dell’Institutional Quality Index (IQI) che è un indice con cui si vuole misurare la qualità delle istituzioni pubbliche presenti in tutte le realtà territoriali italiane. Lo stesso è stato concepito nel 2014 dall’Università degli Studi di Napoli. “Questo misuratore assume un valore che va da 0 a 1 – spiegano dalla Cgia -; a differenza di altri che si basano sulle percezioni dei cittadini, quello redatto dai docenti napoletani fa riferimento a dati oggettivi e considera i servizi pubblici, l’attività economica territoriale, la giustizia, la corruzione, il livello culturale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. LA SITUAZIONE NEL LAZIO E DELLE PROVINCE In base a questo IQI, ecco le performance delle province della nostra regione (il punteggio è riferito al 2019, ultimo aggiornamento): Roma è al 59° posto su 106 con un punteggio di 0,645 rispetto a 0,555 registrato nel 2009 (10 anni prima) con 3 posizioni guadagnate. Frosinone è al 74° posto con un punteggio di 0,447 (nel 2009 era 0,343) con 5 posizioni scalate. Viterbo è al 76°posto con un punteggio di 0,419 a fronte di quello di 0,303 di 10 anni fa con ben otto posti guadagnati. Rieti è al 81° posto con un punteggio di 0,375 (nel 2009 era di 0,342) ha quindi perso una postazione rispetto a 10 anni fa. Latina è all’82° posto con un punteggio di 0,364. Nel 2009 era di 0,306, guadagnando in tal modo una sola posizione in classifica, dopo 10 anni. PIÙ LEGGI IN ITALIA CHE IN MEZZA EUROPA “Si stima – evidenziano dalla Cgia – che in Italia vi siano circa 160 mila norme , di cui poco più di 71 mila approvate a livello nazionale e le rimanenti 89 mila promulgate dalle Regioni e dagli Enti locali. Un groviglio legislativo che è 10 volte superiore al numero complessivo, pari a 15.500, di provvedimenti di legge presenti in Francia (7.000), in Germania (5.500) e nel Regno Unito (3.000)”. Secondo lo studio dell’associazione di categoria, sono due i fattori che determinano questo stato di cose: da una parte, la mancata soppressione di leggi concorrenti, una volta che una nuova norma viene approvata definitivamente; dall’altra, il fatto che è sempre più massiccio il ricorso ai decreti legge che, per la loro natura, richiedono l’approvazione di ulteriori provvedimenti (decreti attuativi). “Questa sovraproduzione normativa – avvertono dalla Cgia – ha ingessato il funzionamento della Pubblica Amministrazione, con ricadute pesantissime soprattutto per gli imprenditori di piccole dimensioni. Di fronte a questo dedalo normativo il peso della burocrazia e i ritardi decisionali in capo agli uffici pubblici hanno reso la nostra PA tra le meno efficienti d’Europa”. LA BUROCRAZIA DIVORA 103 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO Dei 103 miliardi che la macchina amministrativa italiana brucia ogni anno, 80 sono in capo alle Pmi. Inoltre, norme scritte male, alimentano corruzione e concussione. Accade poi che, oltre a essere tantissime e in molti casi in contraddizione tra loro, queste leggi sono tendenzialmente scritte male e incomprensibili ai più, per cui applicarle è molto difficile. “Questa situazione di incertezza e di confusione interpretativa ha rallentato l’operatività degli uffici pubblici – evidenzia lo studio dell’associazione delle Pmi -. Di fronte a un quadro così deprimente, i dirigenti pubblici acquisiscono sempre più potere quando stabiliscono scientemente di rinviare o bloccare una decisione. Con tante regole, la discrezionalità dei funzionari aumenta e, conseguentemente, anche le posizioni di rendita di questi ultimi, salgono al crescere del valore economico del provvedimento da deliberare. Un corto circuito che in molti casi innesca comportamenti corruttivi o concussivi, purtroppo, molto diffusi in tutta Italia”. LE SOLUZIONI PROPOSTE DALLA CGIA Dall’associazione di categoria arriva anche qualche proposta per uscire da queste situazione ristagnante: secondo l’Ufficio studi della CGIA, bisogna diminuire le norme presenti nel nostro ordinamento. “Altresì – scrive -, è necessario che queste leggi siano scritte meglio, cancellando le sovrapposizioni esistenti tra i vari livelli di governo, bandendo il burocratese e imponendo, in particolar modo, un monitoraggio periodico sugli effetti che queste producono, soprattutto in campo economico. E’ altresì necessario semplificare le procedure e introdurre controlli successivi rigidissimi, incentivando il meccanismo del silenzio-assenso, senza dimenticare che bisogna digitalizzare i processi produttivi di tutti i soggetti pubblici, obbligando il dialogo tra le loro banche dati per evitare la duplicazione delle richieste che periodicamente travolgono cittadini e imprenditori ogni qual volta si interfacciano con uno sportello pubblico. Infine, come ha proposto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, bisogna abolire l’ abuso d’ufficio. Nonostante l’intervento legislativo introdotto dal governo Conte 2, non sta venendo meno il ricorso alla “burocrazia difensiva” da parte di molti funzionari pubblici, perché la misura legislativa non incide sulle denunce, che una volta presentate, impongono di condurre le indagini. Tale situazione continua a provocare la cosiddetta “fuga dalla firma”, rallentando enormemente lo smaltimento delle pratiche nell’edilizia, nell’urbanistica e nel settore degli appalti. Per contro, infine, vanno premiati i dirigenti/funzionari che si comportano correttamente e rendono efficienti le proprie aree di lavoro: l’aumento della produttività, anche nel pubblico, va riconosciuto economicamente”.
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