Alle ore 10,35 si è ripetuto il prodigio della liquefazione del sangue del Santo Patrono Gennaro.
La cerimonia, preceduta dalle preghiere delle “parenti”, è iniziata alle 9.40 con l’apertura della cassaforte che contiene le reliquie del Santo patrono che sono state portate sull’altare della Reale Cappella del Tesoro. Qui l’abate della Cappella, monsignor Vincenzo De Gregorio, ha comunicato ai fedeli che il sangue era ancora solido “ma in fase di scioglimento”, dando il via alla Santa messa. Dopo la funzione, è stato lo stesso monsignore a comunicare l’avvenuto prodigio tra gli applausi dei presenti e il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco da parte dei membri della Deputazione. Il “miracolo laico”, osservato in ricordo della sventata eruzione del Vesuvio del 16 dicembre 1631, segue gli altri due prodigi del martire di Benevento: quello del sabato che precede la prima domenica di maggio e la giornata del Santo celebrata il 19 settembre. Durante l’omelia, monsignor De Gregorio ha invitato i fedeli a non considerare il segno come un semplice oracolo da consultare: “C’è sempre il rischio che San Gennaro diventi pizza e mandolino, feticcio per avere fortuna – ha detto – Invece la festa di San Gennaro è esclusivamente in virtù di quello che celebriamo: la morte in croce di Gesù. Chiediamo al martire San Gennaro che la sua testimonianza di vita, fino al sangue, ci tuteli e ci incoraggi”.
