Veroli – Maestra ‘cattiva’, il giudice l’assolve

Marina Mingarelli
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Ha pagato molto caro R.C. una insegnante della scuola primaria di Colleberardi a Veroli il suo desiderio di sperimentare con i bambini una metodologia che potesse in qualche modo farli sentire liberi e nello stesso tempo responsabili.

Quei comportamenti così sopra le righe che non rispecchiavano assolutamente la didattica tradizionale, non sono piaciuti per niente ad una collega la quale ha presentato un esposto amministrativo al preside. La docente avrebbe scritto nero su bianco che l’insegnante si allontanava dalla classe lasciando ben 13 piccoli scolari in balìa di se stessi. Per non parlare del fatto che consentiva ai minori di fare dei giochi pericolosi quali saltare sui banchi o dai banchi alle sedie, permettendo loro di prelevare dagli armadi materiale didattico pericoloso quali forbici e spilli, con la paura che tali oggetti potessero lanciarseli contro, o permettendo di arrampicarsi su un armadio metallico presente in aula. A questo da aggiungere che a suo dire non interveniva quando i piccoli scolari litigavano tra loro. Alle lamentele di quella collega si sono aggiunte quelle di tanti genitori che ad un certo punto per protesta non hanno mandato i loro figlioletti a scuola. Dicevamo l’ha pagata cara perché l’insegnante che è finita sotto processo per abbandono di persone minori o incapaci, nonostante amasse il suo lavoro è stata spostata in segreteria per svolgere attività amministrativa. Nessuno l’aveva notata però quando si sdraiava per terra con i suoi “cuccioli” per dare vita ai loro giochi preferiti che potessero in qualche modo sviluppare la fantasia e la creatività. Così come nessuno aveva chiesto a quei bambini quanto bene volessero alla loro insegnante. Un affetto profondo che lei ricambiava cercando di farli crescere in modo responsabile. Alla maestra non sembrava di fare nulla di trascendentale. Cercava semplicemente nella vita di tutti i giorni di applicare la metodologia della educatrice e pedagogista Maria Montessori la quale sosteneva che tutto doveva essere fatto a misura di bambino. Quest’ultima, tanto per fare un esempio, aveva chiesto che venissero spostate le maniglie delle porte per dare la possibilità ai piccoli di poterle aprire autonomamente. L’insegnante voleva soltanto farli crescere in modo responsabile. Invece tutto questo sarebbe stato travisato passando per la maestra “cattiva” quella che avrebbe fatto soltanto del male a quei tredici bambini. Ma l’altro ieri mattina in udienza, l’avvocato Giampietro Baldassarra, difensore dell’imputata, ha dimostrato davanti al giudice del tribunale dr. Mancini che per tutto il periodo in cui la sua assistita ha insegnato in quella classe nessuno si era mai fatto male e che la porta dell’aula era sempre stata lasciata aperta proprio per dar modo ai piccini di far respirare aria di libertà. Il giudice alla luce di quanto sostenuto dal legale nella sua arringa difensiva ha assolto l’imputata perché il fatto non sussiste. Grande la soddisfazione della maestra per questa battaglia legale che è durata ben sei anni. “Per la docente – ha detto- questa assoluzione rappresenta la fine di un incubo”. Mar Ming.
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