Signor Ambasciatore, le porgo il benvenuto nella mia città, Cassino, decorata di medaglia d’oro al valor militare, e gli auguri di buon lavoro nell’alto e prestigioso incarico che, di recente, Le è stato affidato, quale rappresentante in Italia della Repubblica Federale di Germania.
Un benvenuti e un caloroso saluto agli on. Deputanti del Parlamento germanico, alle autorità tutte, ai militari in congedo, ai cittadini presenti in questo sacrario dove riposano oltre ventimila giovani caduti nell’adempimento del proprio dovere di soldati. Con la cerimonia odierna, che si ripete ogni anno in questo luogo di cui la nostra gente rispetta la sacralità, rendiamo il doveroso omaggio ai Caduti tedeschi delle due guerre mondiali, i quali videro spegnersi le loro giovani vite sulla terra italiana. E’ anche un momento, questo, per ribadire che la conquista della libertà e della pace, ottenute con il sacrificio di tante giovani vite, non sono acquisite una volta per tutte. Ma conquiste da consolidare ogni giorno nelle nostre coscienze e ovunque si costruisce amore per la vita, per la democrazia, per il rispetto degli altri. Tra pochi mesi, in questa nostra città, celebreremo nella maniera dovuta l’80° anniversario della durissima battaglia che nel 1944, il 15 febbraio di quell’anno, ridusse la nostra secolare abbazia di Montecassino in un cumulo di macerie. Stessa sorte venne riservata un mese dopo, il 15 marzo, a Cassino, provocando morti, anche tra la popolazione civile, lutti, disperazione, miserie atroci. La celebrazione odierna si svolge in un momento di grande preoccupazione e di paura perché ciò che è stato si sta purtroppo ripetendo. Dapprima l’immane tragedia in Ucraina, con una guerra tutt’ora in corso, passata in sott’ordine rispetto a quanto sta avvenendo nell’atroce conflitto tra il popolo palestinese e quello israeliano, dove si è scavato un baratro di odio che appare incolmabile. Per i due contendenti la pace oggi sembra impossibile. Ma far finire quelle stragi, orribili perché non risparmiano neppure i bambini mentre vengono presi come obiettivi finanche gli ospedali, è assolutamente necessario. Proprio nel nome della nostra storia e della nostra civiltà. Noi occidentali ci siamo lasciati alle spalle due guerre mondiali, la Shoah, le tragedie dei totalitarismi. “ Non ci siamo fatti mancare niente, scannandoci nelle trincee della prima guerra mondiale, distruggendo le nostre città con i bombardamenti della seconda – ha rilevato di recente un attento osservatore – . Ma poi con la pace scoprimmo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’Onu, l’Unione Europea. Ed è proprio attingendo a quella tragica esperienza che possiamo indicare una via di uscita al conflitto tra israeliani e palestinesi che non sia solo il reciproco annientamento”. La lezione, dunque, l’abbiamo imparata sulla nostra pelle: trasmetterla agli altri non è un gesto di supponenza ma un elementare obbligo morale. Questo sacrario militare, dal quale idealmente inviamo un accorato appello a che si fermi la barbarie e l’opera distruttrice delle armi, rappresenta anche un monito a non ripetere gli errori del passato. Anche per questo – credo – bisogna onorare e rinnovare il ricordo delle nostre vittime in guerra con cerimonie come quella odierna.
