Inceneritore di Roma, Legambiente in Regione propone sei filiere alternative

Chiaro 11
2 MIn Lettura
Si è tenuta ieri la commissione di consiglio regionale, con all’ordine de giorno la discussione sul progetto di inceneritore di Roma a Santa Palomba. Tra gli auditi Legambiente, insieme a sindaci, amministratori, cittadinanza, associazionismo e reti territoriali.

“Siamo tornati a esprimere anche in Regione la nostra totale contrarietà sul progetto di un impianto di incenerimento – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio presente in commissione – che condannerebbe Roma a un gravissimo ritorno al passato e a produrre settecentomila tonnellate di indifferenziata ogni anno per oltre trent’anni, senza poter diventare virtuosa nella raccolta, con la necessità di alimentare i forni di termovalorizzazione. Ci sono invece sei filiere da attivare nella Capitale, con impianti per gestire e riciclare rifiuti che oggi sono considerati indifferenziati: il tessile, i prodotti assorbenti, i RAEE, le terre di spazzamento, i rifiuti edili, il riciclo chimico delle plastiche miste. Queste, insieme ai biodigestori per l’organico, all’estensione a tutto il territorio del porta a porta, all’attuazione della tariffa puntuale, alla moltiplicazione delle isole ecologiche per gli ingombranti, sono le chiavi per generare una gestione dei rifiuti virtuosa a Roma e nel Lazio, impedendo ogni necessità di bruciare rifiuti”. Legambiente insieme alla CGIL a luglio 2022, ha infatti pubblicato il documento CAPITALE CIRCOLARE con il quale la più diffusa associazione ambientalista regionale e il maggiore dei sindacati, raccontavano e dimostravano numeri alla mano, tutte le possibilità per attivare filiere virtuose nel riciclo dei materiali che renderebbero del tutto inutile il mega inceneritore romano. (Nota stampa)
Condividi questo articolo
Nessun commento