Nonostante gli enormi progressi compiuti in ambito neonatologico, il parto pretermine, rappresenta una delle più gravi complicazioni che possono insorgere durante il percorso di gestazione ed è la principale causa di mortalità e morbilità prenatale, tanto più frequente quanto più precocemente avviene il parto. Si stima che questa patologia colpisce il 5-10% delle donne in gravidanza.
I rischi del bambino pretermine
Lo sviluppo non completo di organi o apparati vitali nel
feto comporta uno dei problemi più rilevanti di adattamento alla vita extra-uterina. Infatti, i nati pretermine hanno un ampio rischio di mortalità nel primo anno di vita. Le conseguenze cliniche possono essere disastrose anche per coloro i quali riescono a superare questa fase: la nascita prematura comporta rischi evolutivi che non riguardano solo il periodo prenatale, ma possono diventare evidenti nel medio e lungo termine. Tra le complicanze più frequenti nel breve termine: problemi respiratori (respiratory distress sindrome –RDS), emorragie cerebrali e intraventricolari, infezioni al dotto arterioso. Tra le conseguenze a lungo termine, invece, il ritardo mentale, la paralisi cerebrale e deficit sensoriali. È

fondamentale, quindi, che i bambini prematuri siano inseriti in programmi di monitoraggio multidisciplinare, in modo da controllare il loro sviluppo psicomotorio.
Oggi affronteremo il tema delle Paralisi Cerebrali Infantili, in cui l’incidenza nei paesi occidentali e di 2/3 casi ogni 1000 nati,
ma è significativamente più elevata nei bambini nati prematuri (soprattutto sotto le 32 settimane di età gestazionale) e nei neonati con un peso inferiore a 1,5 Kgr.
Definizione: Con il termine di P.C.I. si fa riferimento ad un disturbo del movimento e della postura permanente ma non immodificabile causato da situazioni che al momento della nascita o nel periodo di formazione intrauterino determinino un danno al sistema nervoso centrale in via di sviluppo quali anossia, ischemia o emorragia. La prematurità, la presenza di condizioni quali malattie genetiche, congenite rendono il sistema nervoso più esposto ai rischi di sofferenza perinatale. Il disturbo motorio è prevalente e è generalmente individuabile in precocissima età, attraverso l’identificazione dei fattori di rischio.
Attraverso la visita neonatale neuropsichiatrica e una attenta valutazione neuropsicomotoria è possibile individuare i fattori di rischio evolutivo e intraprendere un trattamento riabilitavo mirato che sin dai primi giorni di vita del bambino possa contrastare l’evoluzione verso quadri clinici più severi è indirizzare l’evoluzione neuro psicomotoria del bambino verso l’acquisizione di capacità motoria e psicomotorie adeguate all’età.
L’importanza nel riconoscere i fattori di rischio, e del trattamento (intervento) riabilitativo precoce: Il danno primario inserendosi nel delicato sviluppo evolutivo del bambino, interferisce con una crescita armoniosa con la conseguente comparsa di esiti sia primari che a distanza conseguenti al cronicizzarsi della patologia e all’azione di disturbo esercitata nell’ambito di aree legate evolutivamente e indissolubilmente tra loro. L’intervento precoce inserendosi a sostegno dello sviluppo evolutivo del bambino, assolve ad un doppio ruolo poiché sostiene il recupero di aree e funzioni neurologiche solo parzialmente compromesse e sostiene lo spostamento del controllo neurologico su aree cerebrali collaterali, favorendo in tal modo il recupero neurologico e contrastando l’instaurarsi di esiti secondari e a distanza. Il mancato riconoscimento dei fattori di rischio e il conseguente mancato trattamento dei disturbi del tono e della postura nei primi sei mesi di vita può portare all’evoluzione verso situazioni cliniche più complesse dal punto di vista motorio e l’evoluzione verso ritardi nelle aree dello sviluppo psicomotorio, linguistico e cognitivo. E’ importante realizzare un percorso riabilitativo che partendo dalla conoscenza dello sviluppo psicomotorio, affettivo, cognitivo e relazionale del bambino imposti un lavoro mirato, che tenga conto dello specifico momento evolutivo e anche degli eventuali disturbi associati.
Le tappe dell’intervento riabilitativo e le modalità di intervento:
- Anamnesi
- Valutazione neuro psicomotoria
- Valutazione funzionale
- Approfondimenti diagnosici specialistici
Il modello operativo è quello dell’intervento pluridisciplinare, precoce, globale,di “rete” che si avvale della collaborazione fra le altre figure sanitarie e non, che operano nell’età evolutiva. Il gruppo di lavoro si avvale di una èquipe multidisciplinare costituita dal medico neuropsichiatra infantile, dal terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, dallo psicologo specializzato per l’età evolutiva, dal logopedista e dall’osteopata.

Ogni modalità di intervento che si proponga di ottenere il recupero si fonda sulla possibilità teorica di indurre opportune
modificazioni nel sistema leso: la
plasticità del sistema nervoso centrale rappresenta dunque un presupposto indispensabile per la formulazione di qualsiasi ipotesi riabilitativa. Per plasticità si intendono i cambiamenti che avvengono nell’organizzazione del cervello, soprattutto quelli che avvengono nella localizzazione e nelle connessioni neuronali di funzioni specifiche, come i risultati degli effetti di un’esposizione ambientale (plasticità adattiva).
E’ nota la maggiore plasticità cerebrale nel cervello giovane (es. acquisizione più rapida di una nuova lingua, nell’imparare a suonare uno strumento musicale o uno sport). Se l’esposizione è precoce i bambini possono recuperare più rapidamente di un adulto gli esiti di una lesione focale. Studi su lesioni cerebrali focali( ad esempio relative ad aree del sistema del linguaggio, del sistema visivo ed del sistema motorio) permettono di avere un buon modello di studio. La plasticità cerebrale conseguente a lesioni precoci è alta e mostra specifici pattern di espressione. Questi pattern però non sono sempre efficienti nel ripristinare completamente la funzione (meccanismi di plasticità maladattiva). Con un intervento riabilitativo precoce possiamo prevenire la plasticità maladattiva e promuovere quella positiva, sfruttando i momenti di maggiore plasticità.
Dott.ssa Chiara Castagnacci, TNPEE del Centro AMI