Alatri – Senza acqua per giorni, l’odissea di una mamma incinta e dei suoi bambini

Andrea Tagliaferri
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L’appello sui social: “Non posso continuare a lavare le mie bambine con l’acqua del fontanile, questo è medioevo”.

La storia sembra ambientata in qualche posto sperduto dell’Italia degli anni ’40, invece si tratta di Alatri, la terza città della provincia di Frosinone, e del 2023. Michela (nome di fantasia) è una giovane mamma che ha due figlie ancora in età da pannolino e che, con suo marito, è in dolce attesa del terzo figlio. I due si sostengono con il solo reddito da operaio dell’uomo, visto che lei si occupa a tempo pieno delle loro bambine, a cui si aggiungerà il nuovo o la nuova arrivata a breve. Vivono in contrada Fontana Scurano nella periferia nord est di Alatri ma in una zona praticamente urbanizzata, in affitto in una casetta in attesa di comprare una propria abitazione. L’odissea che stanno vivendo, però, turba la loro tranquillità e mette in difficoltà anche il bilancio familiare; nemmeno i continui appelli e reclami al gestore del servizio idrico hanno mai risolto il problema della sospensione, molto frequente, della fornitura di acqua diretta. I due non possono neanche sopperire con l’installazione di una autoclave con botte, non tanto per il costo già consistente dei lavori eventuali, ma soprattutto perché non c’è spazio fisico disponibile per una botte. “Le cose hanno cominciato a diventare pesanti già la scorsa estate- racconta Michela- quando continuamente la sera l’acqua veniva interrotta per essere rimandata qualche ora dal mattino successivo ma sempre dopo l’orario in cui una normale famiglia la utilizza. Io avevo le bambine da preparare per l’asilo e mio marito fa i turni presto al mattino quindi ci dovevamo preparare sempre senza acqua con bottiglie comperate al supermercato o, addirittura, con l’acqua presa con un catino al vicino fontanile. Roba dell’altro mondo. Se non che anche questa soluzione è diventata impraticabile, perché la spesa per l’acqua, visto che le bottiglie servivano anche per cucinare, lavare e quant’altro è cresciuta molto ma, soprattutto, le mie bimbe hanno cominciato a manifestare alcune piccole infezioni agli occhi o alla bocca, segno che l’acqua del fontanile, ovviamente, non era pura. A quel punto- continua Michela- ho cominciato a usare le salviettine umidificate per lavarle ma immaginate i costi ogni mese per due bambine, unite alle spese già alte per la gestione familiare, l’affitto etc. Le continue segnalazioni erano sempre una frustrazione perché da un lato non mi davano risposte certe nè sulle cause né sui tempi della riattivazione della fornitura, e dire che noi paghiamo sempre puntualmente tutte le bollette. Ho passato mesi attaccata al telefono fino a che ho smesso per disperazione. Poi per qualche mese è andata meglio ma da giugno di quest’anno abbiamo ricominciato e ora non ce la facciamo più. Ieri mattina, addirittura, hanno rimandato l’acqua alle 14 dopo che ho pubblicato un post al vetriolo sui social, non so se sia una coincidenza ma tant’è. Non so a chi appellarmi perché il Comune dice di non avere competenze e responsabilità e di rivolgermi al gestore ma un cittadino, una mamma incinta, non può sopportare tutto questo dovrebbero aiutarci e so che non siamo i soli in queste condizioni” conclude Michela. “Magari con questo ennesimo appello qualcuno prenderà in mano il problema, ma sono sicura che faremo prima a trasferirci che a risolverlo”. Andrea Tagliaferri
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