Atina – Un bando pubblico per nominare ‘l’assessore donna’. Singolare iniziativa del neosindaco Pietro Volante

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Un bando pubblico per selezionare un’assessora! Un vero e proprio ‘concorso’ per titoli e colloquio finale. L’iniziativa del neoeletto sindaco di Atina, Pietro Volante, è una di quelle che difficilmente ha precedenti (ma c’è una spiegazione e ve la diciamo a fine dell’articolo).

Il primo cittadino di Atina ha pubblicato all’albo comunale un avviso, rivolto esclusivamente alle concittadine, con cui vuole raccogliere disponibilità e candidature a rivestire il ruolo di assessora comunale. Il sindaco, infatti, ha proceduto ad una prima nomina di giunta, indicando un solo componente donna, la consigliera Immacolata Fortucci Crolla (gli altri due assessori sono Walter Fasoli -vicesindaco- e Simone Nardone). La legge però, come noto, richiede che venga garantita la pari rappresentanza dei due generi nell’esecutivo e, in particolare, la legge Delrio (sì, proprio quella famigerata sulle province) ha introdotto nel 2014 il principio, nei comuni come Atina che superano i 3.000 abitanti, per cui nessuno dei due sessi, nelle giunte comunali, può essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Una sola donna in Giunta quindi non è sufficiente, ne serve un’altra, se si vuole aderire al dettato della norma. Il sindaco Volante ha quindi necessità di nominare almeno un’altra assessora, ma non ha trovato disponibilità tra le candidate non elette della sua lista (Manuela Gargano e Danila Tavolieri) mentre la candidata consigliera eletta, Sara Dragonetti, è stata già nominata presidente del Consiglio comunale. Così, il primo cittadino ha pensato ad un bando pubblico con cui raccogliere candidature da vagliare sulla scorta dei requisiti richiesti della normativa vigente (da cui certo non si può prescindere) ma soprattutto alla luce della battaglia elettorale, condividendone obbiettivi e finalità, che si è appena conclusa e della condivisione della visione politica e programmatica della sua lista “Progetto per Atina”, tenuto anche conto che la campagna elettorale ha visto un acceso scontro politico tra le tre compagini che si sono date battaglia: Volante che ha vinto, la lista del sindaco uscente Adolfo Valente e quella dell’outsider Aurora Aprile, che ha comunque diviso la cittadinanza. Insomma, Volante non può prestarsi a ‘infiltrazioni’ nella sua Giunta, per questo il bando prevede che la futura assessora debba dichiarare di condividere il programma elettorale della lista “progetto per Atina” e di impegnarsi ad attuarlo. Non solo, però: è richiesto anche che la candidata non abbia rapporti di parentela fino al 3° grado con nessun componente nell’esecutivo e dei consiglieri in carica, di maggioranza e di opposizione. In più è richiesta una conoscenza “per esperienza diretta della realtà amministrativa, sociale, economica, culturale e sportiva del comune di Atina di cui dare ampia motivazione nel curriculum vitae, congiuntamente alle esperienze e titolo eventualmente posseduti”. Sì, perché, per sperare in un posto da assessore – pardon: assessora – ad Atina bisogna inviare anche il curriculum, con tanto di copia della carta d’identità e dichiarazione ai fini della privacy. Ci sono 7 giorni di tempo, il bando si chiude alle ore 12.00 del prossimo 21 giugno. Si può presentare la propria candidatura sia attraverso Pec, sia per raccomandata, che a mano al protocollo del Comune. Le candidate ritenute idonee, effettueranno un colloquio con il primo cittadino “a cui – si legge nell’avviso – è attribuita la piena discrezionalità di valutazione delle manifestazioni, nonché la facoltà di revocare in ogni momento, la nomina assegnata”. Inoltre, il sindaco promette “la riservatezza sulle domande ricevute”. Ma la mossa di Volante è più tattica che strategica e serve a dimostrare, qualora la procedura di selezione non conducesse ad individuare un profilo idoneo, che effettivamente non c’è alternativa ad una Giunta con solo una componente del gentil sesso. Perché sia il ministero degli Interni che i giudici amministrativi, di primo e secondo grado, hanno già chiarito che l’impossibilità di rispettare il minimo di rappresentanza di genere richiesto dalla legge (40%) deve essere debitamente motivato in modo convincente e deve essere preceduto da “un’idonea istruttoria”. Ecco: il bando, una ricerca pubblica di chi nominare. Se non ci sarà esito positivo, se non si troverà una candidata idonea al secondo posto “rosa” in giunta, il decreto di nomina dell’esecutivo Volante è così messo al sicuro da ogni ricorso o impugnativa.
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