(di Cesidio Vano) La Città di Roma ha dedicato un largo a Giuseppe Testa, il giovane partigiano abruzzese, medaglia d’oro al valor militare, fucilato dai Tedeschi nel 1944 ad Alvito.

Nato nel 1924, “Peppino” avrebbe compiuto il prossimo anno un secolo di vita, e proprio in vista dei 100 anni dalla nascita si stanno già approntando importanti manifestazioni e celebrazioni.
A Roma, hanno presenziato alla cerimonia di scoprimento della lapide che intitola lo spazio urbano al giovane originario del Comune di San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell’Aquila, l’assessore capitolino alla Cultura Miguel Gotor, il nipote Marco Testa e altri familiari, i bambini dell’Istituto Comprensivo “Fratelli Cervi”, l’ACAET Associazione Commercianti Artigiani Esercenti Trullo, l’ANPI Provinciale di Roma, la sezione Anpi Trullo-Magliana Franco Bartolini e il Vicesindaco del Comune di Alvito Angelo Cervi, il sindaco di San Vincenzo Valle Roveto Carlo Rossi, che ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale e della Comunità di Morrea.
Giuseppe Testa, dopo l’armistizio di Cassibile, fu arrestato a Monterotondo dagli occupanti nazisti. Riuscì a scappare e nascondersi nelle montagne d’Abruzzo, dove prima affianca l’attività di un sacerdote della Valle di Roveto, che con altri giovani del luogo aveva costituito un comitato per l’assistenza ai detenuti politici, ai prigionieri alleati e ai militari italiani sbandati, e successivamente assume il comando di un distaccamento del gruppo partigiano “Patrioti della Marsica” a Morrea, frazione del comune di San Vincenzo Valle Roveto (AQ). A seguito di una delazione viene sorpreso da un rastrellamento nazista il 21 marzo del 1944. Arrestato insieme al padre, al fratello e allo zio (più molti altri partigiani della zona), viene immediatamente sottoposto ad interrogatori e torture, prima di essere condotto alla sede del comando tedesco a Civita d’Antino (AQ).
Trasferito nel campo di internamento di Madonna della Stella nei pressi di Sora (Frosinone) gli è riservato un trattamento particolare. I tedeschi, che già gli avevano spezzato un braccio durante il primo interrogatorio, nonostante giorni e giorni di sevizie, non riescono a farlo parlare. Sommariamente giudicato da un Tribunale militare tedesco, dinanzi al quale si assume tutte le responsabilità per scagionare la famiglia ed i compagni di lotta, Giuseppe Testa viene condannato a morte e fucilato ad Alvito l’11 maggio del 1944 Con decreto del 15 maggio 1946, il Re Umberto II ha conferito “alla memoria” la medaglia d’oro al valor militare.