La scorsa settimana avevamo trattato la vicenda di una coppia che, a seguito di precisi accadimenti, era giunta nelle aule di tribunale e per la quale riteniamo doveroso, in ossequio del diritto di cronaca giudiziaria e nel rispetto di tutte le parti coinvolte, precisare che gli esiti della vicenda descritta mancavano di diversi aspetti fondamentali e precisazioni di pari rilevanza nei confronti della consorte parte lesa.
La sentenza emessa dal giudice, per la quale la procura aveva richiesto la condanna a 2 anni e 2 mesi per tutte le accuse ed a cui la parte civile si era associata, fa riferimento a due distinti capi d’imputazione a carico del marito: come avevamo riportato, relativamente alle accuse di maltrattamenti in famiglia l’imputato è stato assolto ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p., ovvero con “formula dubitativa” in quanto mancante, insufficiente o contraddittoria la prova “perché il fatto non sussiste”, così come si è dichiarata “la cessazione della misura cautelare applicata” per cui l’uomo era stato allontanato dall’abitazione familiare ed obbligato al divieto di avvicinamento a meno di 100 metri. In effetti i capi di imputazione a carico del marito erano due, più le aggravanti: rispetto alle accuse di lesioni personali nei confronti della consorte l’uomo è stato condannato. Come si legge negli atti “concesse le circostanze attenuanti equivalenti alle aggravanti ed esclusa la recidiva, l’imputato viene condannato alla pena di 6 mesi di reclusione (pena non sospesa, il giudice non ha concesso alcuna sospensione condizionale della pena ndr) oltre al pagamento delle spese processuali”. Inoltre nella sentenza si aggiunge la condanna “a risarcire alla parte civile (ovvero la consorte) i danni subiti in conseguenza del reato accertato” per un valore totale di 2 mila euro, “nonché a rifondere le spese sostenute per la costituzione del giudizio e la partecipazione allo stesso” per oltre 2mila euro più le spese accessorie. Una sentenza di primo grado che, a tutti gli effetti, si presta all’appello da parte di tutte le parti coinvolte. Sara Pacitto
