Non se la tiene l’ex assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. La preoccupata dichiarazione del presidente Rocca sui conti in rosso del settore che potrebbero addirittura comportare un ritorno al commissariamento lo ha fatto andare su tutte le furie.
Ovvio, fino a pochi mesi fa la sua campagna era basata sulla piattaforma granitica della riemersione, dopo un decennio, proprio da quel commissariamento. D’Amato replica duro al suo avversario nella corsa a via Cristoforo Colombo: non giochiamo su questo tema, un commissariamento sarebbe deleterio, può far scattare degli automatismi come, ad esempio, il blocco del turn over, con i danni immaginabili. Secondo D’Amato con i parametri sbandierati da Rocca e che il Presidente teme possano indurre il Ministero a commissariare di nuovo la Sanità del Lazio, quasi tutte le Regioni italiane farebbero la stessa fine. “I parametri per entrare in commissariamento sono due – sostiene D’Amato – l’inadempienza sui livelli essenziali di assistenza e un disavanzo annuo superiore al 5 per cento del fondo sanitario regionale. Entrambi i parametri non sussistono ed anche la previsione che viene fatta sul 2023 è una proiezione al primo trimestre e usualmente ampiamente sovrastimata. Anche il disavanzo sanitario 2022, stimato intorno ai 200 milioni che dovrà essere bollinato al prossimo tavolo non tiene conto della totalità del pay back che può cambiare sensibilmente il dato, che comunque è poco al di sopra del 1 per cento. Con questi parametri – ha aggiunto D’Amato – dovrebbero essere commissariate tutte le regioni italiane che hanno chiesto al governo 5 miliardi di risorse non erogate per l’emergenza Covid e i maggiori oneri energetici. Chiedere il commissariamento rappresenta una resa e a mio avviso una scelta profondamente sbagliata (…)”. Dario Facci
