San Donato Val di Comino – Le Giornate della Memoria entrano nei cuori ripercorrendo le vite dei rifugiati ebrei

Caterina Paglia
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Intense, partecipate e motivo di riflessione, sono in via di conclusione le iniziative di un ricco calendario che si concluderà domenica 29 gennaio. Ieri mattina, nel corso del Giorno della Memoria, le scolaresche hanno visitato e conosciuto il museo del Novecento e della Shoah.

“Italo e Noemi Levi abitavano in questa casa – ha spiegato in maniera delicata il sindaco Enrico Pittiglio ai giovani studenti – . Erano i più piccoli: avevano 10 e 1 anni di età. Insieme ad oltre 16 persone, il 6 aprile 1944 li portarono su un camion per andare a morire ad Auschwitz. Il dovere della memoria è fondamentale ed è per tale motivo che è importante coinvolgere i giovani studenti per lasciare dentro di loro un’importante traccia da seguire”. Va ricordato che a San Donato, in una piccola stanza dell’ex Municipio, oggi diventato Museo del Novecento e della Shoah, furono salvati dalla deportazione nei campi di concentramento e di sterminio molti ebrei. In questo luogo, dove era presente l’ufficio anagrafe, ed oggi ricostruito con oggetti dell’epoca, quali la scrivania, la macchina da scrivere e l’archivio, venivano falsificati i documenti d’identità degli ebrei internati nel piccolo centro di San Donato, sottraendoli alla cattura e alla tragica sorte. Tutto avvenne tra il 1943 e il 1944, ai tempi del podestà Marini e i cinque dipendenti capaci di questa coraggiosa azione furono: Carmel Cardarelli, Rosaria De Rubeis, Maddalena Mazzola, Pasqualina Perrella e Donato Coletti. Grazie anche al loro esempio, circa 110 famiglie sandonatesi coprirono e nascosero i rifugiati. Dopo il pomeriggio di oggi, dedicato alle letture animate per i più piccoli, curate da Davide Fischanger, domani si concluderà l’intenso percorso della memoria con “Le Memorie di Budapest: Giorgio Perlasca e Gabriella Kazan”, accanto ad un tè nella Casa Editrice Psiche e Aurora per raccontare le storie di italiani e ungheresi durante la Shoah. Caterina Paglia
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