La sentenza ha deluso quanti dopo 20 anni di battaglia legale speravano di avere delle risposte alla domanda che tutti ormai continuano a porsi: “Chi ha ucciso Serena Mollicone”. E invece non è stato così. E’ vero si tratta del primo grado di giudizio, ma dopo un lungo iter processuale, le attese mediatiche e non solo erano tante, tantissime.
A ragion veduta la Corte d’Assise del tribunale di Cassino si è ritirata in camera di consiglio ed ha pronunciato la sentenza: “Assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove”. In realtà la lettura del dispositivo ha scagionata da ogni accusa i Mottola per insufficienza di prove, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano per non aver commesso il fatto. Ad oggi, da quel lontanissimo 2001 non c’è ancora un colpevole per l’omicidio di Serena Mollicone. Si dovrà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, ma di certo la famiglia e quanti vogliono fare luce su uno dei fatti di cronaca più controversi d’Italia continueranno la battaglia legale. E’ il giorno della rabbia per quanto speravano di avere finalmente individuato dei colpevoli, è il giorno del “riscatto” se così si può dire per la famiglia Mottola, nell’occhio del ciclone ormai da diversi anni. Ad oggi i tre componenti della famiglia Mottola, Franco, Marco e Anna Maria sono considerati innocenti. La tensione all’esterno del tribunale di Cassino è stata tanta e probabilmente prevedibile, così come il silenzio assordante dopo la lettura della sentenza, con la sola eccezione dell’esultanza della difesa con i legali della famiglia Mottola e i vari consulenti legali. Una vicenda che anche sui social continua ad alimentare dissapori nei confronti della Giustizia e di quanto, comunque, dopo 21 anni sia ancora impunito l’omicidio di una giovane ragazza che forse sapeva troppo, aveva visto qualcosa che non doveva vedere o chissà cosa può aver scatenato una simile violenza. Fatto sta che le pagine facebook si sono riempite di giudizi contrari alla sentenza, che comunque va accettata ad oggi perché espressione di una giuria e magari va combattuta nelle sede opportune, come prevede la giurisprudenza italiana. Nei video la lettura della sentenza (clicca qui) e le reazioni all’uscita del Tribunale di Cassino (clicca qui). Alessandro Andrelli
