C’è una nuova moda tra i giovanissimi. Si chiama “parlare in corsivo”. Si tratta sostanzialmente di pronunciare le parole attraverso il nuovo gergo dalle vocali aperte e l’apertura cantilenante.
Questa moda è stata inventata da Elisa Esposito, l’influencer diciannovenne diventata improvvisamente famosa su TikTok dando lezioni di “corsivo” e sta spopolando tra i giovani. Oggi la ragazza è seguita da più di ottocentomila followers su TikTok. Tanto successo che l’influencer Esposito, è salita in cattedra ed è diventata la professoressa del corsivo parlato. Negli ultimi giorni è stata invitata da RDS Next e, alla domanda del conduttore se conoscesse il primo verso de “La Divina Commedia”, la prof. ha così risposto: “No. Non ne ho idea“. Abbiamo chiesto il parere alla giornalista Valentina Pelliccia che, negli ultimi giorni, si è espressa duramente sull’argomento sul suo canale Instagram. – Cosa ne pensa di questo fenomeno? “Sono assolutamente contraria a questa nuova moda che, ahimè, avrà sempre più successo tra i giovani. L’italiano è una lingua di cultura, ricca di storia, importante punto di riferimento e costituisce il risultato di una trasformazione linguistica durata secoli. E la letteratura italiana ne fa parte; aiuta (o meglio, dovrebbe aiutare) anche ad arricchire il nostro lessico, a migliorare il nostro linguaggio. Racchiude tutti i valori espressi da Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca, Alessandro Manzoni e da tutti i poeti, filosofi, scrittori precedenti e successivi. Inoltre, rafforzare (e non distruggere) la nostra presenza culturale anche nelle aree del mondo che aspirano a crescere, è importante”. – Questo fenomeno su cosa la fa riflettere? “Bisognerebbe, evidentemente, creare modalità di apprendimento alternative e più stimolanti di quelle classiche per i giovani, ma che non banalizzino e ridicolizzino il nostro italiano e la scuola stessa. Ma, al di là di questa proposta, il contenuto, a mio avviso, non cambia”. – Professori poco validi, giovani di oggi un po’ troppo annoiati? “Se si crea un fenomeno come questo, la responsabilità è di tutti, della società in primis. Il non sapere chi abbia scritto il primo endecasillabo della Divina Commedia, è grave”. – Cosa la infastidisce di più? “Non mi infastidisco. Mi dispiaccio. Mi dispiace assistere ad una realtà, anche se “virtuale” (e il virtuale è lo specchio della società attuale) alquanto disfunzionale e diseducativa. Internet e i social (TikTok e Instagram) sono i mezzi di comunicazione più presenti ed efficaci per trasmettere messaggi ai giovani e tra i giovani. Perché non utilizzarli in un modo costruttivo che possa non solo far divertire i ragazzi (anche se qui non ci trovo nulla di divertente) ma, al contempo, anche farli arricchire interiormente e culturalmente? Abbiamo un mezzo potentissimo tra le mani che, se utilizzato nel modo corretto, potrebbe diffondere sana informazione, sani principi, sane mode e cultura sul web. Ma, questa macchina potente (i social) non viene utilizzata e valorizzata nel modo giusto”. E.C.
