Lazio – Il piano per abbattere 50mila cinghiali e contrastare la peste suina. Pareri contrastanti

Sara Pacitto
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La stagione venatoria 2021/2022 aveva previsto la metà degli abbattimenti, il PRIU, Piano Regionale di Interventi Urgenti, varato ieri, consente, in termini numerici, l’abbattimento di 50mila cinghiali sul territorio regionale del Lazio per gli anni 2022/2024.

Un numero raddoppiato, che mira anche ad eradicare la peste suina africana ormai largamente diffusasi tra gli ungulati. Si stima che, ad oggi, siano 75mila gli esemplari che vivono nella nostra regione: un intervento di drastica riduzione che favorisce le procedure di biosicurezza, sia per lo smaltimento delle carcasse che per la tutela degli allevamenti di suini. «La riduzione del numero dei cinghiali è un tema di salute pubblica, di sicurezza nella catena alimentare, di decoro urbano e di sicurezza nella mobilità», così Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio. Non mancano le proteste di OIPA, Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali, «Un provvedimento esecrabile e miope che preferisce la caccia, il sangue, ad ogni soluzione etica. Si fa fuoco su degli esseri viventi, senza neppure ascoltare la scienza. La caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici». Sul tema interviene anche l’ISPRA, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale che, nelle sue indicazioni, afferma l’importanza di sospendere qualsiasi attività venatoria nelle zone in cui la peste suina si è diffusa considerevolmente «Tali attività comportano un duplice rischio: lo spostamento dei cinghiali potenzialmente infetti sul territorio e la diffusione involontaria del virus attraverso calzature, indumenti, attrezzature e veicoli». Sara Pacitto
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