Salute – Quando il corpo dice ciò che le parole non riescono a comunicare

paolo
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In questo articolo vorrei parlarvi di un tema che a grandi linee identifica il lavoro svolto nel Centro AMI. La maggior parte delle figure che ruotano intorno a questo tipo di lavoro, hanno un’idea di fondo che fa riferimento alla formula di “INTEGRAZIONE”: mente e corpo che comunicano tra loro.  La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

Psicosomatica_3La Psicosomatica considera, quindi, l’uomo come inscindibile unità psicofisica. L’interconnessione tra una difficoltà e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione olistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che corpo e mente sono strettamente legati tra loro; difficoltà psicologiche e quindi anche psicosomatiche. Difficoltà che non hanno causa organica ma funzionale: l’organo è sano ma la sua funzione si altera per ragioni di tipo psicologico esprimendo un disagio globale.

Che cosa vuol dire somatizzare?

Vuol dire materializzare la paura, l’angoscia, la rabbia attraverso il corpo. L’emozione spostata su un organo o apparato, trova così una via di sfogo e un modo di richiamare attenzione e cure su di sé.

Come vanno affrontati i disturbi psicosomatici?

Anche questi disturbi possono richiedere un trattamento farmacologico: dipende dalla gravità del disturbo stesso. Ciò che davvero fa la differenza, però, è riuscire a cogliere il messaggio in codice che il corpo ci sta inviando.

La malattia è dunque la “somatizzazione” di conflitti non risolti. Essa si sviluppa lentamente e si manifesta sotto la pressione di un evento – stimolo, tipicamente una grossa frustrazione (per esempio delusione o dispiacere per il mancato appagamento di un desiderio coltivato invano). L’espressione del sintomo è dovuta al meccanismo della regressione. Vi è una rimozione del conflitto ad un livello “mentalizzato”, per cui esso non si esprime più con sintomi psicogeni (ansia, angoscia, depressione) ma prende una innervazione somatica.

In questi disagi l’ansia, la sofferenza, le emozioni particolarmente dolorose per poter essere percepite vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata a livello corporeo. In genere l’individuo con disagi psicosomatici si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero ricco di fatti e di concretezza e povero di emozioni. Si parla di alessitimia cioè limitata percezione dei sentimenti interiori e difficoltà a comunicare l’esperienza emotiva. Con questo termine si descrive cioè una condizione di vita emotiva e immaginativa limitata. Le origini della alessitimia vanno cercate anche nel tipo di ambiente familiare in cui l’espressione dei sentimenti è ritenuta fuori luogo rispetto alle “realtà” della vita. Si tratta di soggetti che difficilmente riferiscono sentimenti quali rabbia, paura, scontentezza, insoddisfazione, delusione. Essi hanno notevole difficoltà ad esprimere emozioni e rimuovono l’elemento fantasmatico. In questo modo una persona, incapace di accedere al suo vissuto emotivo, trova difficoltoso percepire rabbia, frustrazione e altri sentimenti e non immagina una possibile connessione tra il suo disagio corporeo e le emozioni. La manifestazione somatica si struttura sostanzialmente in quattro fasi:

1) disagio psicologico

2) blocco funzionale

3) alterazione cellulare

4) lesione anatomica

Psicosomatica_2Nel disturbo psicosomatico è presente anche un vantaggio secondario. Quando ci ammaliamo possiamo permetterci di essere deboli e di far sì che altre persone ci accudiscano e si occupino di noi, ricevendo, in questo modo un’attenzione e una comprensione da parte delle persone che ci circondano, che spesso da sano non si riceve. La scarsa autostima è un tratto caratteristico del malato psicosomatico; quest’ultimo ha spesso un’immagine negativa di se stesso, si percepisce come una persona debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita. Taluni malati psicosomatici che hanno sviluppato una bassa autostima, scelgono inconsciamente di diventare un “malato cronico”, in modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità. Nella “somatizzazione” il sintomo ha un suo linguaggio che attesta il tipo di disturbo che esprime.

Bisogna distinguere tra i disturbi psicosomatici funzionali e le vere malattie psicosomatiche con lesione di organo.

Già alla fine dell’800 avanza una nuova corrente di pensiero, che comincia ad avere uno sguardo globale sull’uomo, in cui non ha più senso scindere res cogitans e res extensa. Si tratta della prima forma di psicosomatica, ancora imbevuta di determinismo, perchè figlia del Positivismo, essa infatti tenta di dimostrare scientificamente l’unione tra mente e corpo, senza tuttavia affermarne ancora l’identità.

Ma agli inizi dell’900 Jung fornisce la chiave di volta per la definizione della psicosomatica, proponendo una visione simbolica dell’uomo, che ammette la compresenza di aspetti opposti apparentemente incompatibili per il pensiero razionale, visione che invece non si oppone alla scienza, ma l’accompagna.

L’approccio psicosomatico in chiave simbolica sostiene che tutto ciò che avviene in natura, e quindi anche nell’uomo, è regolato da equilibri così complessi che la relazione di causa-effetto è insufficiente a spiegarle.

Jung introduce il concetto di sincronicità, vale a dire la coincidenza temporale di due o più eventi che abbiano un analogo significato, ma che non siano legati da un rapporto causale, bensì da sintonie, da “simpatie”. Egli quindi afferma che in natura il legame che esiste tra gli eventi è spesso di tipo sincronico.

Dato che la materia nella forma più intima è identica in tutti gli esseri, anche l’uomo ha questa natura bivalente ed è contemporaneamente materia ed energia. In altre parole si può dire che l’uomo è un evento sincronico di psiche e corpo, decretandone finalmente l’identità.

In questa visione psicosomatica la malattia diventa un evento centrale nella storia dell’individuo perché racconta parte della vita stessa della persona. La malattia non colpisce un organo, ma coinvolge sincronicamente tutto lo psicosoma.

Psicosomatica_4Inoltre, se la malattia accompagna gli esseri viventi da quando sono comparsi e non è stata eliminata con l’evoluzione, deve avere un senso, deve essere in qualche modo “utile” all’uomo per crescere e per ridisegnare un nuovo equilibrio nella sua vita, perché l’esistenza è un equilibrio dinamico, è ciclicità.

Guarire non significa eliminare i sintomi per tornare allo stato precedente la malattia, ma è accompagnare l’individuo verso il nuovo equilibrio.

La migliore salute possibile quindi non è il benessere assoluto, inteso come assenza di malattia, è invece l’alternanza di salute/malattia perché implica trasformazione e non altera la naturale ciclicità della vita.

Dott.ssa Laura Paolucci – psicologa

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