Ad un mese dall’esordio in Italia, il siero di Novavax si è rivelato un clamoroso flop che ha gravato sulle spalle dei contribuenti per circa 20milioni di euro.
Arrivato nel nostro paese a fine febbraio, il nome commerciale del vaccino è Nuvaxovid, sviluppato dalla società di biotecnologie americana Novavax, è l’ultimo prodotto approvato dall’AIFA, rivolto alla popolazione adulta, esclusivamente per coloro che non si erano mai sottoposti ad alcuna dose, ovvero oltre 4milioni di cittadini over 18. Le aspettative che il vaccino Novavax potesse convincere anche i più scettici si sono rivelate un’utopia: a fronte di un milione e 23mila dosi distribuite dal generale Figliuolo, ad oggi ne sono state somministrate poco più di 16mila, meno del 2%. Ricordiamo che il siero Nuvaxovid è il primo a base di proteine, si basa sulla tecnologia delle proteine ricombinanti, già usata per altri vaccini, come quello contro l’epatite B ed il papilloma virus. Ingegnerizzato dalla sequenza genetica del ceppo originale di SARS-CoV-2, creato grazie alla tecnologia delle nanoparticelle ricombinanti, il vaccino genera l’antigene derivato dalla proteina spike ed è formulato con l’adiuvante Matrix-M, brevettato da Novavax per migliorare la risposta immunitaria e stimolare alti livelli di anticorpi naturali contro il virus. In pratica, iniettato in forma liquida con due dosi da 0,5ml da somministrare per via intramuscolare a 21 giorni di distanza, contiene antigene proteico purificato e non può replicarsi né provocare Covid-19. Dopo l’inoculazione, il sistema immunitario identifica la proteina ed inizia a produrre difese naturali come anticorpi e cellule T. Notizie che avrebbero dovuto convincere timorosi, scettici ed i più agguerriti no-vax. Hub vaccinali semideserti anche con la terza dose: sembra che la campagna di immunizzazione si sia arenata, aspettando il primo di aprile, quando l’obbligo del Green Pass andrà in pensione in diverse circostanze.
