Anagni – Biodigestore: dati contestati ai medici di famiglia, risponde l’Associazione

Anna Ammanniti
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L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia, attraverso il suo referente per Anagni, il dott. Antonio Necci e il dott. Giovambattista Martino, coordinatore dell’Associazione, risponde alle dichiarazioni stampa di Simone Malvezzi, amministratore delegato della società che vuole impiantare il biodigestore di rifiuti nella città dei papi.

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente ribadisce con forza che “è la dura realtà dei numeri a sconfessare, implacabilmente, quanti con artifizi mediatici propagandistici ed ora anche con manipolate alchimie matematiche, vogliono far apparire un vantaggio energetico per la collettività quello che in realtà è un danno colossale per i cittadini, a fronte di una speculazione esagerata. Se l’AD ha ritenuto “scorretto e fuorviante “il nostro veritiero dire riferito ad un esatto calcolo numerico, riconfermiamo che la produzione di biometano prevista per il biodigestore di Anagni, come dichiarato e depositato in Regione Lazio, risulta essere di 2.280.447. Pagina 87 dell’Elaborato R 05 SIA pubblicato nel box 001-2017 della Regione Lazio: “quantità stimata di biometano = 267 Nm3/ora”. 267×24 = 6408 m3/giorno x 365 = 2.338.920 m3/anno. Pagina 89 del medesimo Elaborato R 05: “il rendimento di recupero del metano dell’impianto è previsto uguale al 97,5%”. 97,5% di 2.338.920 = 2.280.447 m3/anno. Quantità stimata con benevolenza in eccesso. Nessun equivoco e nessuna fuorvianza, solo la verità documentata dai numeri. Non avrà l’AD giudicato “scorretto e fuorviante” il comunicato dei Medici, solo perché è stato alzato il velo sulle mistificazioni della falsa propaganda relativa i biodigestori? Nel mentre dei 4milioni ed oltre di produzione di biometano dichiarati alla stampa dall’AD della società, non troviamo, al momento, riscontro. Confondimento? Svista? Strategia ragionata? La Provincia di Frosinone produce circa 35.000 tonnellate/anno di rifiuti organici che, in funzione del biodigestore di volta in volta da sponsorizzare, vengono alternativamente attribuite con disinvoltura a Frosinone, ad Anagni oppure a Patrica. Ce ne vuole di sfrontatezza nel dichiarare che: “il progetto (di Anagni ndr) per il recupero e la valorizzazione energetica della frazione umida urbana dei rifiuti è stato dimensionato alle esigenze della provincia di Frosinone”. Semmai Anagni dovesse razziare tutti i rifiuti della Provincia, sarà necessario far afferire da lontano, da fuori provincia, ben oltre 30.000 tonnellate di rifiuti. Biodigestore di Anagni, quindi, dimensionato con manica larga, molto larga, per il conferimento di oltre il doppio della produzione provinciale totale. Ma c’è ben altro. Anche Frosinone con la Maestrale anela agli stessi rifiuti della provincia con un biodigestore di 50.000 t/a così come RECALL a Patrica con uno da 100.000 t/a. Frosinone, una delle provincie d’Italia con minor produzione di organico pari a 36 tonnellate/anno di umido, viene dimensionata a 200 tonnellate/anno. L’invasione dell’immondizia. Comprendiamo la voglia di profitto dell’imprenditoria, ma quello che sfugge è il limite della decenza. Infine, delle tonnellate di rifiuti di risulta in uscita dall’impianto di Anagni, di cui 7.200 t/a di plastiche e 6.870 t/a di sovvalli (pag.9 R06 SNTbox Regione Lazio), un aggravio energetico esorbitante e non colmabile in funzione degli spostamenti di cui non si sa per dove, non troviamo nessun cenno. Questo sì, un tacere scorretto con un fuorviante il silenzio. Ed il “compost biologico, un prezioso ammendante” che per essere di qualità richiede un controllo meticolosissimo dei rifiuti conferiti in entrata, purtroppo quello cui fa riferimento l’AD presenta caratteristiche tali da poter essere bandito da tutte le coltivazioni dato che la selezione dei rifiuti in entrata nel biodigestore di Anagni avviene a vista!!! Qualche inserviente, che vede scorrere ogni giorno un mare di 230 tonnellate di immondizia, a certificare, ad occhio, la bontà della materia prima dell’ammendante!!! Questa è la favola del bio-metano, che di bio ha solo il suffisso: inquinamento, induzione di malattie, assoldamento di schiere di consulenti, richiamo per fiancheggiatori di ogni risma, cambiamento di carte in tavola, profitti da capogiro con gli incentivi contrabbandati quale soluzione alla questione energetica. Può la verità, finalizzata ad informare correttamente vittime incolpevoli e cittadini la cui salute viene regolarmente “digerita” dal profitto, essere “fuorviante e scorretta”? Lo scorso 16 marzo l’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia con “dati numerici incontrovertibili aveva portato a conoscenza di tutti la vera consistenza, della tanto, ad arte propagandata produzione di energia da parte dei biodigestori in questo momento di crisi energetica generale. Esempio di riferimento il biodigestore di 84.000 tonnellate/anno di rifiuti da trattare che si vorrebbe impiantare ad Anagni. Se producesse quanto riportato sulla carta nel progetto presentato per l’autorizzazione, vale a dire 2.280.447 m3/anno di biometano, coprirebbe lo 0,0032% del fabbisogno nazionale di gas naturale che nel 2020 è stato di 70miliardi e 300mila milioni di m3 secondo i dati ufficiali forniti dal Mi DGSAIE. Sarebbero necessari 30.827 biodigestori per soddisfare il fabbisogno nazionale di gas, quattro biodigestori, come quello di Anagni, per ogni Comune d’Italia. Se consideriamo che le 7,2 milioni tonnellate di rifiuti umidi prodotti in Italia nel 2020, sarebbero sufficienti per rifornire 85 biodigestori come quello di Anagni, dovremmo centuplicare la produzione di rifiuti organici e neppure riusciremmo a coprire il fabbisogno. Una pazzia. Inoltre, se il trasporto di conferimento dei rifiuti in entrata, può con benevolenza essere considerato invariante, di certo il consumo di carburante necessario per portare a discarica 7.000 tonnellate/anno di plastiche, 6.800 t/a di sovvalli e 34.200 t/ di ammendante, rappresentano un aggravio energetico negativo esorbitante, non colmabile. Questa la dura realtà dei numeri, a sconfessare implacabilmente, quanti con artifizi mediatici propagandistici, vogliono far apparire un vantaggio energetico per tutti quello che in realtà è un danno colossale per i cittadini mentre rappresenta un arricchimento spropositato per i proponenti.” A questi dati aveva replicato Simone Malvezzi, amministratore delegato della società interessata a realizzare il biodigestore in via Selciatella ad Anagni. Queste le sue parole: “Il progetto per il recupero e la valorizzazione energetica della frazione umida urbana dei rifiuti è stato dimensionato per far fronte alle esigenze della provincia di Frosinone. Confrontare la produzione di biometano che garantirà l’impianto con il fabbisogno nazionale di gas del nostro Paese è scorretto e fuorviante. Se volessimo avviare una seria discussione a livello nazionale, basti considerare che sfruttando tutto il potenziale di produzione di biometano del Paese che si potrebbe ricavare dal trattamento dei rifiuti e degli scarti della zootecnia, realizzando impianti come quello proposto ad Anagni, si otterrebbe un quantitativo pari a 9 miliardi di metri cubi, circa un terzo del gas che attualmente importiamo dalla Russia. Errato è anche il dato riportato sulla quantità di biometano che produrrà l’impianto: dal trattamento dei rifiuti umidi e di una quota di sfalci e potature, la produzione sarà pari a 4.600.000 metri cubi all’anno, circa il doppio di quanto indicato. Tale quantità di gas rinnovabile potrà essere immessa direttamente nella rete nazionale di distribuzione e soddisfare il fabbisogno di oltre 4 mila famiglie o alimentare i siti produttivi presenti sul territorio, garantendo la prosecuzione delle attività messe a serio rischio ogni giorno di più dalla volatilità dei prezzi dell’energia. O ancora, essere utilizzata per produrre elettricità direttamente in impianto. Il tutto senza ricorrere a combustibili fossili, evitando l’emissione di Co2. Sono ancora più fuorvianti i dati dell’associazione dei medici sul consumo di carburante per il trasporto dei rifiuti in entrata. Attualmente la frazione umida dei rifiuti prodotta in provincia di Frosinone viene smaltita in altre regioni e ogni tonnellata prodotta percorre oltre 500 km per essere conferita in impianti simili a quello proposto ad Anagni, con tutti gli impatti ambientali ed economici che ne derivano. Oltre al biometano, l’impianto produrrà anche compost biologico, un prezioso ammendate che aiuta a mantenere produttivi i suoli e che verrà messo a disposizione dell’agricoltura evitando i conferimenti in discarica e certamente non incrementandoli. Anna Ammanniti
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