(di Alessandro Andrelli) Sembra un paradosso, quasi il titolo di una commedia all’italiana, e in realtà in parte potrebbe realmente esserlo e forse qualcuno ne scriverà la sceneggiatura molto presto. I social, le tv, l’informazione pilotante e pilotata hanno trasformato questa pandemia nel celeberrimo “Mi hanno detto che!”. Anni ed anni di studi scientifici, di lauree in comunicazione, decine e decine di anni di laboratorio o di redazione gettate letteralmente alle ortiche perché ormai tutti sembrano in grado di sapere tutto, o si sono fatti un’idea perchè “Mi hanno detto che!”.
Ho paura di queste persone, perchè sono le stesse che per assurdo, trenta anni fa si incontravano al bar e spettegolavano sulle vicende di quartiere, di famiglia, politiche, sportive e magari anche culturali. Ma erano altri tempi, e la socializzazione era anche fatta di queste forme variopinte di comunicazione, dove c’era poca conoscenza per mancanza di mezzi idonei o perché si lavorava talmente tanto e con fatica, che non ci si poteva permettere un’adeguata istruzione. Oggi, invece, la parola chiave è “non mi serve il medico, non mi serve il giornalista, non mi serve il presidente del Governo, a me basta internet e quello che tizio o caio hanno scritto su quel blog, su quel forum, su quella discussione, su quel commento”. A questo si aggiunge poi la componente del tempo. Maledetto fu quel giorno che l’uomo proferì la frase: “Non ho tempo per leggere e documentarmi, dimmi te che succede e cosa posso fare”. Ecco sono una persona che ha immensa fiducia nel prossimo, forse anche troppa, e che non giudica mai le persone dall’apparenza o dalle idee politiche e sociali che si hanno. Ho imparato negli anni ad essere sempre più paziente e a cercare di trovare la soluzione ad ogni questione/quesito grazie allo studio, alla conoscenza di fonti attendibili, e al confronto per poter comprendere meglio le mille facce di una stessa medaglia. Questa pandemia non solo ci ha resi cattivi, tremendamente aggressivi, irascibili e impazienti, ma ci ha ristretto inverosimilmente gli orizzonti, distogliendo l’attenzione da ciò che si conosce, e dai principi che regolano la Scienza da sempre, lasciando spazio al più modaiolo “Mi hanno detto che!” Vale per il vaccino, per i sintomi Covid, per le cure Covid, per la DAD, per i sostegni dello Stato, per il PNRR, per l’isolamento fiduciario, garantito o per il tampone molecolare, rapido o di ultima generazione. E sì, vale anche per il toto-Capo dello Stato. Ci avevano fatto immaginare un futuro dove i cyborg e la tecnologia ci avrebbe condizionato l’esistenza grazie all’intelligenza artificiale, ma non ci avevano detto che sarebbe stato il regno degli imbecilli, che preferiscono affidarsi alle teorie complottiste dei social network e delle big-pharma, piuttosto che tendere una mano a chi ne ha più bisogno, e cercare insieme una soluzione per quello che l’uomo stesso ha creato, un vero e proprio virus sociale, fatto di ignoranza, copia-incolla e di “Mi hanno detto che!”. Amen! Alessandro Andrelli
