PROCESSO MOLLICONE, il dialogo shock tra il brigadiere Tuzi e il collega Quadrale

Angela Nicoletti
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Un dialogo di oltre un’ora a nel quale il brigadiere Santino Tuzi non riferisce nulla di importante tranno il fatto di ribadire che il primo giugno del 2001 lui nella caserma di Arce vede entrare ‘una ragazza’. Non dice Serena Mollicoe. Non lo dice al superiore che lo sta intercettando di nascosto.

Ma Tuzi da carabiniere vecchio stampo deve aver compreso che forse, dietro quella raffica di domande e tanta insistenza nel voler ricordare fatti avvenuti sette anni prima, c’è dell’altro. Tiene il punto anche sugli spostamenti (mai avvenuti a parere della Procura) che avrebbero fatto lui e Quatrale il giorno della scomparsa di Serena. Tiene il punto anche sul motivo per cui, il giorno del ritrovamento del cadavere della diciottenne di Arce, non si ferma all’altezza del bosco Fonte Cupa e prosegue oltre, fino alla caserma dove prenderà servizio. Non dice nulla che possa incastrarlo. O almeno non lo riferisce al collega. Il giorno successivo, il nove aprile del 2008, Santino Tuzi riferirà al magistrato Maria Perna, quanto a sua conoscenza. Ma prima di essere interrogato chiede che il tutto avvenga senza la presenza dei carabinieri. “Mio padre dal tono di voce si evince che è deluso, preoccupato, diffidente – spiega Maria Tuzi -. Lui che è sempre stato un uomo pieno di certezze e che trasmetteva certezze, sembra un bambino spaventato e chiaramente non dice tutta la verità al collega- Perchè non si fidava”. Angela Nicoletti
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