Anagni – La capitozzatura uccide diversi alberi, muore un grande platano

Anna Ammanniti
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Il consigliere comunale di minoranza Nello Di Giulio con il gruppo civico Anagni cambia Anagni evidenzia i “danni” apportati dalla pericolosa pratica della capitozzatura su Viale Regina Margherita e al giardino di Piscina. A causa della capitozzatura sono morti 5 alberi in Viale Regina Margherita e un grande platano nel giardino di Piscina.

Qualche giorno fa sono stati rasi a suolo anche due grandi alberi in via San Giorgetto, anziché sostituirli con piante più giovani, le aiuole che li ospitavano sono state riempite di cemento. Sempre a San Giorgetto è stata messa in pratica ancora una volta la capitozzatura. Qualche tempo fa avevamo chiesto il parere di un esperto a riguardo. Il col. Giuseppe Lopez, comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Roma aveva spiegato che la “capitozzatura (intervento tecnicamente non corretto) crea grosse ferite sulla pianta aprendo vie preferenziali per l’ingresso di parassiti e patogeni che provocano marcescenza interna del fusto e conseguente riduzione della stabilità della pianta.” (clicca qui https://www.tg24.info/esclusiva-maltempo-e-alberi-caduti-la-tutela-del-verde-urbano-intervista-al-colonnello-giuseppe-lopez/) Questo l’intervento del consigliere Nello di Giulio e il suo gruppo civico:Quanto vale un grande albero? E più alberi nel centro cittadino quanto valgono? Il patrimonio arboreo della città di Anagni da qualche decennio sembrerebbe non aver degna considerazione da parte di molti amministratori. Per lo più inconsapevoli, forse, di quanta bellezza e contributo alla qualità della vita le piante possano apportare nei grandi e piccoli centri urbani. L’attuale amministrazione Natalia non è da meno e, nella sua acclarata superficialità, riesce a fare anche di peggio. Rattrista, dopo tre anni di richiami sulla gestione amministrativa del patrimonio arboreo cittadino, dover tuonare ancora contro il ripetersi di pessime pratiche che avremmo abbondonate definitivamente. Il taglio di due grandi alberi lungo via San Giorgetto è certamente un impoverimento del patrimonio cittadino. Il drastico intervento è stato giustificato per presunti danni arrecati dall’apparato radicale a delle abitazioni. Non sappiamo quanto reale potesse essere il presunto danno addebitabile almeno ad uno di essi distante decine di metri dall’abitazione più prossima. Sicuramente le tante persone che amavano ritrovarsi d’estate sotto la loro ombra difficilmente ne saranno mai convinte. Sconcerta vedere che le aiuole alla base di quei due alberi diventati, secondo alcuni, “troppo grandi” siano state riempite di cemento a raso, in luogo di ospitare due nuovi alberelli, un po’ più piccoli, come si conviene in un ornato arboreo cittadino. Novembre è il mese degli alberi, il 21 è la loro Giornata nazionale, meglio conosciuta come Festa dell’albero. Provveda questa amministrazione comunale, tra le altre iniziative, al ripristino di quelle uniche due aiole del marciapiede san Giorgetto collocandovi due giovani piante e recuperando, per quanto possibile, la situazione ereditata! Non minore tristezza genera la vista della drastica capitozzatura praticata su quella che era una magnifica pianta di olmo (ulmacea) accanto al guard-rail sulla scarpata sotto strada San Giorgetto. Un intervento che compromette le basilari funzioni della pianta fino al rischio di provocarne la morte. La pianta di olmo era nell’antichità pianta sacra per le sue numerose qualità ed oggi corre il rischio di estinzione per una malattia fungina diffusa da micro insetti che si infilano più agevolmente nel legno proprio attraverso le grandi ferite delle drastiche potature. La capitozzatura, laddove non imposta da specifici motivi colturali o ambientali, è pratica scientificamente dannosa per le piante, pericolosa per l’uomo e, alla lunga, molto onerosa per le finanze pubbliche. Una scriteriata potatura a capitozzo degli alberi lungo viale Regina Margherita e via Roma nel 2019 è costata a questa città già la perdita di ben cinque grandi alberi morti alla prima ripresa vegetativa. I loro scheletri ammoniscono facendo ancora misera mostra di sé nelle rispettive aiuole. Più volte ci siamo domandati perché i cittadini debbano subire tali costi ambientali, paesaggistici ed economici per una pratica di potatura innaturale e diffusasi soprattutto per la riduzione del tempo-lavoro per alcune mediocri ditte incaricate. I danni apportati al patrimonio comunale dalle capitozzature dell’aprile 2019 avrebbero dovuto produrre almeno consapevolezza amministrativa e inizio di buone regole ma, a ben vedere, questa amministrazione comunale continua ad essere cieca arrecando ancora insensati danni al patrimonio verde dei cittadini. Imperdonabile la superficialità che ha fatto morire uno dei grandi platani del giardino di Piscina che, dopo anni di intensa chioma, non ce l’ha fatta a sopportare una potatura a capitozzo fuori da ogni giustificazione. Erano i primi anni del Novecento quando il giardino di Piscina veniva impiantato di platani e lecci perimetrali ad un’area impreziosita da panchine, aiuole e una bella fontana circolare centrale. Dopo oltre in secolo, ognuna di quelle piante è un monumento naturale la cui cura non può essere affidata senza una sana preventiva verifica di competenze e necessarie indicazioni tecniche colturali. Del valore di quel grande platano ucciso dalla capitozzatura non avremo mai giusta contezza; di certo esso è pezzo di patrimonio e di storia cittadina distrutto sull’altare dell’approssimazione amministrativa e del maggior ritorno economico agli interessi privati. Dopo tre anni del nulla e i notevoli danni arrecati alla città, una chiara e netta inversione di strada nel settore del verde pubblico e del patrimonio arboreo cittadino appare improcrastinabile. La prossima Giornata nazionale degli alberi ne sia occasione vera e non solo un bel post in più su Facebook! Anna Ammanniti
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