Anagni – Nasce il Movimento NO BIODIGESTORE, la città non è il ricettacolo dei rifiuti di tutti! (VIDEO)

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Anagni non può diventare il ricettacolo dei rifiuti di quasi due province messe insieme, la città dei papi gloriosa per la sua storia non può smaltire i rifiuti organici di tutti. Nasce il Movimento NO BIODIGESTORE, si rafforza il fronte del NO al mega impianto che in via Selciatella lavorerà 84mila tonnellate annue di rifiuti.

Nella conferenza stampa tenuta presso il Giardino Ousmane, realizzato dai Volontari dell’associazione SCONFINATAMENTE, l’avv. Luca Santovincenzo portavoce per l’occasione del Movimento NO BIODIGESTORE, ha annunciato la nascita del gruppo formato da liberi cittadini, associazioni e partiti politici. Il Movimento si muoverà contro l’inerzia della politica con una serie di azioni di partecipazione civica attiva. Sono state spiegate le iniziative intraprese finora e quelle che si intende intraprendere. Il Movimento è sostenitore della bella iniziativa “Una pezza contro la monnezza”, “Mettere insieme queste pezze è un segnale importante di senso di comunità, quello che manca purtroppo nella nostra città e che dobbiamo recuperare. ” Prima del Consiglio Comunale, eccetto le associazioni e i cittadini che partecipavano alla conferenza di servizi, nessuno aveva mai acceso i riflettori su questa iniziativa.” Spiega l’avv. Santovincenzo “Però nessuno tra i rappresentanti delle Istituzioni aveva mai informato la cittadinanza di quello che si è appreso il 24 giugno in Consiglio Comunale. Il biodigestore è stato presentato come un progetto praticamente pubblico. È stata annunciata la partecipazione di SAF ed è stato magnificato il benestare della maggioranza dei Sindaci dei 91 comuni della Provincia. È stato annunciato il rilascio di un parere favorevole da parte del Comune di Anagni e si è cercato di rassicurare la popolazione sul rispetto della legge e sulla mancanza di effetti inquinanti. Si è scoperto che, mentre tanti si affannavano a chiedere l’isola ecologica, oppure un parco per bambini o addirittura la riapertura dell’ospedale, l’amministrazione comunale si prodigava, con il proprio assenso, a far diventare Anagni la città dei rifiuti. Il 24 giugno si è capito che, ancora una volta, la nostra città stava subendo una decisione calata dall’alto, come era avvenuto per l’Ospedale. Un film già visto. Una decisione che avrebbe condizionato il futuro della nostra terra e dei nostri figli. 84mila tonnellate di rifiuti organici trattati ad Anagni, senza alcun rispetto della moratoria votata nel 2017, moratoria approvata all’epoca proprio in considerazione del contesto ambientale di Anagni e della Valle del Sacco. 84mila tonnellate di rifiuti destinati ad alimentare un progetto imprenditoriale privato, con il beneplacito della politica provinciale e comunale.” Il Movimento ha spiegato le ragioni del NO al biodigestore che sono il frutto di studio e analisi svolta con senso di responsabilità. “Il nostro non è un NO all’impresa o all’imprenditore, non è un NO alla tecnologia, non è un NO alla economia circolare. Il nostro è un NO ad un progetto che non porta benefici alla comunità e che non va fatto nel nostro territorio. Sappiamo bene che i rifiuti vanno trattati. Però, e c’è un “però” come anche nelle recenti parole del nostro Vescovo, i rifiuti non vanno tutti trattati in un unico luogo e le decisioni vanno prese con l’accordo sociale e con una analisi responsabile delle criticità ambientali. Trattare 84mila tonnellate di rifiuti organici con un impianto di biodigestione in una città che ne produce 2mila, in una Provincia che non arriva a 40mila, significa segnare un territorio. E la Valle del Sacco ha già dato. Siamo in area SIN, siamo in una terra che ha dato troppo in termini di inquinamento, di consumo del suolo, di malattie e di vite umane. Una cosa è trattare i rifiuti. Altro è generare profitto dai rifiuti. Il PGR del Lazio prevede il trattamento di rifiuti secondo un principio di “prossimità” ed un approccio “multilivello”. Ciò significa che i rifiuti non vanno trattati tutti in un unico posto e vanno trattati con sistemi differenziati, dunque con vari sistemi tra cui ad es. compostiere domestiche e compostiere di prossimità ed anche piccoli impianti di biodigestione. Dichiarare che il biodigestore di Anagni risolverà il problema dei rifiuti organici della Provincia significa quindi non rispettare il PRG del Lazio. Dichiarare – continua Santovincenzo – che l’ARPA renderà il parere nella fase successiva dell’ITER significa violare la legge, perché il parere sulla compatibilità ambientale si dà in sede di VIA e non si rinvia. Dichiarare che il Comune non è competente significa violare la legge, perché la legge prevede un giudizio “tecnico” del Comune e nel caso specifico non è stato dato, perché c’è solamente stato un inaccettabile parere immotivato del Sindaco. Lasciar intendere che si tratta di un progetto pubblico è un inganno. Di pubblico non c’è nulla, perché non è un’opera pubblica e perché la collettività non avrà alcun beneficio. Dichiarare che la serietà delle aziende scongiura i rischi di esplosione, i rischi di inquinamento e di emissioni di cattivi odori non ci garantisce e non ci tutela. Non ci garantisce perché le cose cambiano, le proprietà delle aziende e i manager cambiano. I sindaci cambiano. Le persone cambiano. Oggi magari ci sono persone serie e responsabili. Ma domani?” Il NO BIODIGESTORE ANAGNI nasce per tutta questa serie di motivi “Dopo il Consiglio aperto i liberi cittadini, le associazioni, i comitati e i politici contrari al progetto hanno iniziato una serie di incontri, volti coordinare una azione di contrasto. Al confronto hanno iniziato a partecipare in tanti, a partire dai Consiglieri di opposizione rappresentati da Nello Di Giulio e Fernando Fioramonti, per arrivare ai vari gruppi che hanno manifestato contrarietà al progetto, tra cui: le associazioni CIRCOLO LEGAMBIENTE ANAGNI, MOVIMENTO CRESCITA COMUNE di S.Bartolomeo, QUARTIERE CERERE, RETUVASA, ANAGNI VIVA, DAS, Cittadini della Valle del Sacco e anche membri di gruppi politici vari, tra cui Sinistra Italiana, il circolo PD di Anagni, Anagni Libera e altri di area civica. Il NO BIODIGESTORE ANAGNI nasce quindi subito e subito c’è stata massima disponibilità da parte nostra ad essere inclusivi. Il 16 agosto, dopo vari incontri e confronti, abbiamo deciso di chiamarlo “movimento”. Il movimento non impedisce a nessuno di prendere iniziative parallele, anzi. L’importante è che l’obiettivo comune sia chiaro, sono due lettere: NO.” “Abbiamo partecipato a tante iniziative, alcune senza clamori e in silenzio, abbiamo collaborato con alcuni dei rappresentanti delle istituzioni nell’esposto al Prefetto per il consiglio comunale di Anagni dello scorso 24 giugno, abbiamo collaborato nella proposta di delibera dei consiglieri di minoranza di Sgurgola approvata il 30 luglio, abbiamo messo in campo altre iniziative. Abbiamo in programma tante iniziative future: raccolta delle firme per il consiglio comunale; ricorso al TAR; ricorso straordinario al capo dello Stato; interessamento dei rappresentanti politici di riferimento ai vari livelli; incontri al Ministero, alla Regione ed enti; istanze di annullamento in autotutela; partecipazione alla cds in sede di AUA; informazione, sensibilizzazione, assemblee pubbliche e tanto altro.” “Siamo semplici cittadini che lavorano per la comunità e finora lo abbiamo fatto in silenzio. Sappiamo che tanti concittadini non sanno nulla di questo progetto, che tanti sono male informati e che altri hanno remore ad esporsi pubblicamente. Sappiamo però che tutte le persone con cui parliamo, una volta informate, sono contrarie. Per questo il 16 agosto, mentre tutta Italia era al mare, noi ci siamo riuniti ed abbiamo deciso di chiamare il gruppo “movimento”, per dare un segnale di inclusione. Siamo aperti a tutti, senza distinzioni e senza colori politici. Noi vogliamo aiutare la città e chiediamo aiuto ai cittadini e gruppi di buona volontà a sostenerci, a partecipare alle prossime iniziative ed incontri, a fare RETE.” “Nei prossimi giorni si potrà firmare presso l’Ufficio anagrafe per il consiglio comunale. Abbiamo steso una proposta di delibera articolata di contrarietà al biodigestore.  È una proposta di iniziativa popolare. Per far convocare un consiglio e discuterla servono circa 400 firme. Purtroppo, i consiglieri di opposizione da noi interpellati non se la sono sentita di firmare la richiesta, per cui serve l’adesione dei cittadini. L’iniziativa popolare era una possibilità valutata quando abbiamo percepito le remore dei consiglieri e loro stessi ne sono stati informati quando abbiamo discusso della cosa. Ciò nonostante, non se la sono sentita. Non ci siamo inventati niente, abbiamo solamente seguito la legge e il regolamento. L’effetto sarà lo stesso, ma i tempi si allungheranno per ragioni burocratiche e ciò preclude la possibilità che il Consiglio, con l’auspicato voto favorevole, possa imporre al Sindaco di promuovere a sua volta ricorso al TAR nel termine del 9 settembre.” Anna Ammanniti  
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