Varato dal Consiglio dei Ministri nella tarda serata dello scorso venerdì, il “Decreto Sostegni 2021” è un provvedimento del Governo Draghi a favore di quanti abbiano subito perdite economiche in questa seconda ondata dell’epidemia da Covid-19.
Il Presidente Mario Draghi ha specificato che «L’obiettivo è dare più soldi ed in maniera più veloce possibile a tutti», prevedendo le prime erogazioni già per il prossimo 8 aprile ma, secondo le associazioni di categoria, non arriveranno prima della fine del mese indicato. Poco più di 11miliardi, disposti a fondo perduto, è l’ammontare destinato alle imprese ed agli autonomi che soffrono la crisi del Covid, mentre per i meno abbienti è stata confermata l’estensione del reddito di emergenza, convalidandone sia la platea che gli importi. Un “decreto sostegni” che in realtà è scarso proprio nei sostegni necessari a supportare i veri pilastri dell’economia italiana: 11miliardi sono “briciole”, il malcontento e la delusione per le misere risorse esplode. Tuonano le associazioni di categoria e gli ordini professionali, che definiscono i ristori un elemosina assolutamente insufficiente, pochi spiccioli. 3milioni saranno gli utenti beneficiari ed a creare ulteriori dubbi è la ripartizione in fasce: imprese, autonomi, partite IVA, startup, con fatturato fino a 10milioni di euro, che abbiano registrato una diminuzione delle entrate medie mensili di oltre il 30% tra il 2019 ed il 2020, potranno richiedere i contributi in base al loro “giro d’affari”, con percentuali diverse. Si parte da un aiuto minimo di 1.000euro per le persone fisiche, 2.000euro per le persone giuridiche, fino ad un massimo di 150.000euro per le imprese. Il Governo, però, non ha considerato i numerosi professionisti che da marzo dello scorso anno non hanno ricevuto alcun aiuto. Ancora una volta l’Italia è il paese dei garantiti e dei non garantiti? Ancora una volta tutti coloro che non hanno uno stipendio fisso non si sentono tutelati. Un decreto strutturato sulla falsariga di quanto già impostato dal precedente esecutivo, un provvedimento che è figlio del vecchio Governo e che, si auspica, chiuda definitivamente il passato per dare inizio ad una nuova fase amministrativa: dal canto suo il Presidente Draghi rassicura che altri fondi verranno stanziati. “Il Governo c’è e ci sarà”, una dichiarazione di intenti che è un impegno importante, a cui dovrà necessariamente seguire la parte tecnica: anche il precedente Governo aveva promesso l’orma famosa “potenza di fuoco”, che non è stata onorata. Tanto è. Contestualmente Unimpresa, Unione Nazionale di Imprese”, stima che 10milioni di Italiani rischiano la povertà: le restrizioni e le chiusure a singhiozzo dovute all’emergenza sanitaria hanno portato commercianti, artigiani, imprenditori e lavoratori autonomi di tutte le categorie a dover vivere in uno stato di indigenza mai conosciuto prima, in molti casi anche di esclusione sociale. Lo studio di Unimpresa dimostra che il numero di coloro che non riescono ad arrivare a fine mese è in forte aumento. Si teme il peggio, in virtù del fatto che la luce alla fine del tunnel sembra una prospettiva ancora troppo lontana. L’amara sensazione è che il Governo non abbia cognizione di questa realtà, o non intenda considerarla. Del resto i “poveri” non si possono contare esaminando le dichiarazioni dei redditi, quello che ne esce non è un quadro attendibile, lo abbiamo già visto con i numerosi finti indigenti che, illegittimamente, hanno percepito il Reddito di Cittadinanza senza che ne avessero diritto, senza che ne avessero bisogno. La ricerca dei “poveri” deve essere fatta dagli Enti locali, attraverso gli uffici competenti, ed in collaborazione con le organizzazioni che si occupano in prima linea degli aiuti alle persone meno abbienti. Non è più tempo di distribuire denaro a pioggia. Come anche è necessario e prioritario ridurre il cuneo fiscale, soprattutto per le imprese, che creano occupazione. La decontribuzione sarebbe un sostegno tangibile per tutti. Sara Pacitto
