Quando ci si vuole riferire alla finanza segreta, quella che non appare ma è più potente dell’economia in emersione, si ricorre al nome di Paul Marcinkus
Marcinkus, il potente presidente dello Ior che i romanzieri solevano collegare alla morte di Emanuela Orlandi e addirittura a quella di Papa Luciani. La Pro Loco anagnina è da tempo lo Ior, la cassaforte segreta delle amministrazioni succedutesi a Palazzo d’Iseo. Il centrosinistra vi ricorreva quando era necessario o opportuno assegnare incarichi urgenti evitando la burocrazia e le noiose rendicontazioni, il centrodestra ha proseguito quell’usanza ampliandone i confini finanziari. Soprattutto in occasione delle festività, arrivando persino a contagiare il Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale, assegnando fondi alla Pro Loco la quale poi si occupa del resto. Ogni volta che si avvicina il rinnovo delle cariche, e nonostante la pandemia il 2021 sembra quello buono. Mancano pochi mesi al ritorno alle urne, e dopo le dimissioni di Guglielmo Vecchi che a Palazzo Moriconi ha preferito lo scranno in Sala della Ragione cedendo al rischio della possibile incompatibilità sollevata dalle opposizioni, i bookmaker sono di nuovo in azione. L’attuale presidente è il buon Peppino Scandorcia condannato da anni a quella carica e comprensibilmente “stufo” di ricorrere alla diplomazia per rimbrottare i colleghi che un giorno sì e l’altro pure soffiano sulle braci dei bilanci e degli incarichi gestionali. Scandorcia non sembra prediligere un sostituto né voler definire un camerlengo, ed in sua vece si stanno muovendo i tessitori di professione, quasi sempre vicini alla politica e desiderosi di contarsi e contare. Torna il rito della destra contro la sinistra ma, all’orizzonte, si profila un mediatore. (nella foto Jane Alexander all’esterno della Pro Loco). Jackal
