(di Anna Ammanniti) La rapida diffusione del Covid 19 ha richiesto l’impiego di test rapidi per diagnosticare l’infezione. All’inizio della pandemia era disponibile solo il tampone molecolare, sono stati in seguito realizzati test sierologici per la ricerca degli anticorpi diretti contro il Coronavirus, tamponi antigenici e test salivari.
SARS-CoV2 è un virus a RNA a singolo filamento, appartiene alla famiglia dei beta-coronavirus, tipici di diverse specie di pipistrelli che ne rappresentano l’ospite serbatoio, mentre diversi elementi portano a considerare il pangolino (conosciuti anche come “formichieri squamosi”, gli unici mammiferi viventi a rappresentare l’ordine dei folidoti) come l’ospite amplificatore, quindi l’intermediario dello spillover, ossia virus che colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all’altro fare un salto di specie, fino all’uomo. Il Coronavirus ha fatto la sua prima comparsa tra novembre e dicembre 2019, il suo genoma è stato isolato per la prima volta in Cina lo scorso gennaio. Codifica 10 geni, di questi due terzi sono dedicati alla RNA polimerasi, l’enzima che utilizza il Coronavirus per moltiplicarsi all’interno delle nostre cellule. Il capside, l’involucro che contiene l’RNA, è cosparso da una corona di glicoproteine S (Spike). Il dominio esterno della glicoproteina S è coperto di catene di zuccheri che servono a mascherarla contro il sistema immunitario. Sono gli antigeni, che si legano ai recettori ACE2 delle nostre cellule, in particolare quelle polmonari. Il Sistema immunitario deve innanzitutto riconoscere l’antigene, usato da SARS-CoV2 per infettare le cellule. I linfociti B (cellule B) producono quindi gli anticorpi specifici (le immunoglobuline M e G), ma intervengono anche i linfociti T (cellule T), queste possono determinare anche la presenza delle cellule B, e dei macrofagi in grado di fagocitare i patogeni.
Attualmente sono diversi i test disponibili per rilevare l’infezione da SARSCoV-2, questi test possono individuare gli anticorpi, le tracce genomiche del virus o dei suoi antigeni. Sono i test molecolari o PCR, che evidenziano la presenza di materiale genetico, il cosiddetto RNA del Coronavirus; i test antigenici, i cosiddetti test “rapidi”, che evidenziano la presenza delle proteine virali, antigeni del virus; i test sierologici, tradizionali o rapidi, che evidenziano la presenza di anticorpi contro il virus e i test salivari, che evidenziano come il classico tampone l’Rna del virus. Il test più affidabile per la diagnosi di infezione da Covid 19 è il tampone molecolare che viene eseguito su un campione delle vie respiratorie. Il tampone faringeo o naso-faringeo (molecolare) è un esame rapido, si esegue in pochi secondi. Viene effettuato tramite un bastoncino con una sorta di cotton fioc alla sua estremità. Il paziente conosce il risultato del tampone nel giro di 4-6 ore. I test sierologici sono molto utili nella fase di screening della popolazione, serve per capire se una persona è già entrata in contatto con il Coronavirus. Vengono ottenuti attraverso piccoli campioni di sangue, pungendo un dito. Rilevano la presenza di IgM e IgG, se gli anticorpi IgM sono positivi l’infezione recente, se gli anticorpi IgM sono negativi e gli anticorpi IgG sono positivi l’infezione c’è stata ma è passata. I test rapidi antigenici ricercano le proteine superficiali del virus (antigeni) e non il genoma virale (come accade invece con il test molecolare). Il campione viene raccolto sempre attraverso un tampone naso-faringeo e i tempi di risposta sono molto brevi, circa 15-30 minuti. La sensibilità e la specificità del cosiddetto test rapido sembrano inferiori rispetto a quelle del test molecolare, chi risulta positivo al test rapido dovrebbe poi sottoporsi al test molecolare per veder confermata la diagnosi di infezione ed escludere si sia trattato di un cosiddetto falso-positivo. I test antigenici anche se meno sensibili, potrebbero identificare più facilmente e con rapidità coloro che hanno una elevata quantità di antigeni e cioè un’alta replicazione virale, sono i più contagiosi, cioè coloro che più facilmente diffonderanno il virus. Il test salivare è in grado di riconoscere diverse componenti del virus nell’organismo e dicono se è in corso l’infezione al momento della loro somministrazione, rileva tracce del virus dalla saliva stessa. Il prelievo di saliva è più semplice e meno invasivo rispetto al tampone naso-faringeo, quindi questa tipologia di test potrebbe risultare utile per lo screening di grandi numeri di persone. Come per i tamponi, anche per i test salivari esistono test di tipo molecolare, che rilevano cioè la presenza nel campione dell’RNA del virus, e di tipo antigenico, che rilevano nel campione le proteine virali. È il test meno invasivo e più economico, richiede però ulteriori miglioramenti tecnici prima di poter essere impiegato in modo massiccio.
Fonti: Humanitas, Galileonet, I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele.
Anna Ammanniti
