Il 14 settembre le scuole apriranno i cancelli, dopo lo stop forzato dello scorso marzo a causa del Coronavirus, gli studenti torneranno tra i banchi di scuola … più o meno. Difatti in alcuni istituti scolatici del territorio nazionale mancheranno i banchi fino a novembre, in altri non ci saranno le nuove aule per tutto l’anno e mancherà il personale necessario. Non potranno essere rispettate appieno le norme sul distanziamento interpersonale previsto dal protocollo sulla sicurezza del 6 agosto.
Queste sono le problematiche sollevate dall’Udir, il sindacato dei dirigenti scolastici. Se non interverrà una norma in Parlamento, sarà inevitabile uno stop alle attività scolastiche. Marcello Pacifico presidente nazionale Udir afferma: “La norma deve riguardare non soltanto tutto il personale dirigente ma anche il personale docente e Ata. Le condizioni per la ripartenza della scuola a settembre, non fanno dormire sonni tranquilli ai dirigenti scolastici. Sono per ora poco di più di 400 gli iscritti al giovane sindacato dei dirigenti scolastici, ma la protesta si allarga, anche nelle chat e sui social media ai loro colleghi. Alcuni presidi sono pronti a consegnare le chiavi ai prefetti dopo aver rinviato le ferie pur di provvedere a tutte le richieste e indicazioni pervenute dal ministero dell’Istruzione e da quello della salute. Più volte hanno risposto a domande di richiesti di banchi, spazi, organici. Ora tocca al Governo che vuole la riapertura delle scuole, come tutte le famiglie, giustamente dare certezza anche sulle responsabilità di chi non avrà le aule aggiuntive e il personale docente e Ata richiesto nei tempi giusta per l’apertura dell’anno scolastico. Se sono apprezzabili gli sforzi del Governo per la riapertura in sicurezza delle scuole deve essere chiaro che in assenza di certezze sulla responsabilità dei presidi, lo stato di agitazione non può che montare.” Nei giorni scorsi i dirigenti scolastici hanno anche più volte spiegato il bisogno di chiarimenti sulle responsabilità penali che andrebbero a ricadere sugli stessi in vista di possibili contagi a scuola. Infatti sembrerebbe che in caso di contagio di Coronavirus il capo d’istituto sia il primo responsabile penale e civile, inquisito d’ufficio. Il Comitato Tecnico Scientifico ha però spiegato che sono “immotivate le preoccupazioni dei dirigenti” poiché c’è “la Legge 40 del 5 giugno 2020” che li tutela. Ma per i sindacati questa non sarebbe sufficiente, perchè “l’innovazione riguarda esclusivamente la responsabilità civilistica di cui all’articolo 2087 del Codice civile e non quella penale”. Anche dal Miur è arrivata la precisazione: “Timori infondati sulla responsabilità dei dirigenti. Basta l’adempimento dei doveri d’ufficio. L’adozione delle specifiche cautele e misure organizzative e protettive previste nei protocolli stipulati tra il Governo e i sindacati, nonché nei protocolli e linee guida adottati per le istituzioni scolastiche, assolve i dirigenti scolastici da ogni responsabilità penale e civile”. Precisa il capo dipartimento del Miur Marco Bruschi che sono state “diffuse voci che, pur prive di fondamento, hanno alimentato in maniera ingiustificata i timori in merito alla responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza specifica in ordine all’emergenza epidemiologica. Il quadro delle norme è chiaro. L’adempimento dei doveri d’ufficio rappresenta di fatto una garanzia rispetto a qualsivoglia diffida”. Rassicurazioni da parte anche del ministro Lucia Azzolina: “I presidi non devono avere timore. Il Parlamento e il Governo hanno lavorato a norme di sicurezza che permettono di evitare di avere dei rischi sulla responsabilità penale e civile, laddove ci fossero contagi sul luogo di lavoro“. Anna Ammanniti
