(di Irene Mizzoni) I cuori ardono. La tradizione illumina. Il faone a Sora è rito fra i più amati. Impossibile non essere stasera in riva al Liri, anche soltanto col pensiero.
Una pandemia non riesce a smorzare il richiamo alla soranità che stanotte torna a mostrarsi. Nel buio della sera. Tra acqua e fuoco. Nel Liri. Ogni anno, risalendo la corrente della memoria collettiva, quel fuoco nel cuore della città è sempre stato acceso. Migliaia le persone che accorrono per preservare la tradizione. Se ne prendono cura giovani, bambini e anziani, insieme testimoni di una storia che è amata e onorata. Da Canceglie il richiamo è quello di una sirena seduttrice e se quest’anno Donatone per la prima volta non lo vedremo presidiare l’alta torre con la pupatta, non dimenticate mai che, come altri come lui, ha solo cambiato punto di osservazione. Faville rosso fuoco leggere si levano in cielo, col pensiero, in memoria dei sorani. Una storia personale e collettiva indissolubile che illumina i cuori e il cielo sopra il Liri.
