In questi giorni, è in discussione in Consiglio Regionale del Lazio, presso la X Commissione Urbanistica, politiche abitative e rifiuti, la Proposta di Deliberazione Consiliare n. 40 del 10/12/2019 “Approvazione del Piano Regionale di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, ai Sensi dell’art. 7 comma 1 della L.R. n.27 del 1998 e s.m.d.”.
<<Si tratta – spiega Danilo Magliocchetti – di un documento estremamente importante e particolarmente atteso da tempo, per quanto riguarda le politiche regionali sui rifiuti e che dovrebbe approdare nell’aula del Consiglio nelle prossime settimane per l’approvazione definitiva. Nelle 1072 pagine del piano, oltre ad affrontare la questione rifiuti, si parla anche degli interventi di bonifica di alcuni siti nel Lazio. In particolare, a pag 102 è riportato che “I principali siti, nel bacino del fiume Sacco, con un procedimento di bonifica in corso per cui sono stati rilevati superamenti delle CSC (concentrazione soglia di contaminazione) per i suoli e/o acque sotterranee sono la ex discarica “Le Lame” nel Comune di Frosinone…..” Nel piano è scritto che per la ex discarica di Via Le Lame, sono stati stanziati, € 1.016.365,00 per la caratterizzazione e interventi di manutenzione straordinaria su opere MiSE e completamento. Nonché € 1.500.000,00 per la caratterizzazione della fascia di terreno potenzialmente contaminato, interposta tra la discarica Le Lame e il fiume Sacco di Frosinone. Si tratta senz’altro di notizie positive, già conosciute, e bene ha fatto la Regione a prevederle nel piano rifiuti. Tuttavia, nel documento, nella tabella nr. 75, mentre per la discarica c’è già il piano di caratterizzazione approvato, per la fascia di contaminazione del terreno, tra la stessa discarica ed il Fiume Sacco, c’è la seguente postilla, “Siti con notifica di attivazione ai sensi del D.Lgs. 152/06 (art. 242) con PdC non ancora approvato.” Tradotto dal burocratese, significa che l’art 242 del Decreto legislativo 152/2006 “Norme in materia ambientale” al comma 3, prevede che “la regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative. L’autorizzazione regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione, concerto, intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione.” Di fatto parliamo, quindi, di un piano di caratterizzazione, per la fascia di contaminazione del terreno fino al fiume Sacco, non ancora approvato, come scritto dalla stessa Regione. Orbene, considerato che l’Accordo di Programma sottoscritto dalla Regione Lazio con il Ministero dell’ambiente, è di più di un anno fa, precisamente a marzo 2019, e che l’obiettivo dichiarato, da parte dello stesso Ministero dell’Ambiente, è quello di completare tutti gli interventi entro la data del 31 dicembre 2023, dubito fortemente che questa data possa essere rispettata. Il territorio, in primis la Città di Frosinone, non possono assolutamente permettersi che, si perda ulteriore competitività, o potenziali investitori, proprio ora che sta per compiersi la svolta epocale della fermata TAV nel Capoluogo. Giova ricordare che da quando l’emergenza sanitaria e ambientale dell’ecomostro di circa 625 mila tonnellate di rifiuti è emersa in tutta la sua gravità, quanti anni sono passati invano? Appena 30 anni. Paradossalmente, un solo milione di euro, rispetto alle reali necessità di bonifica, verrà utilizzato, forse, nel 2020. Mentre per l’area attigua alla discarica, stiamo ancora parlando di caratterizzazione del sito non ancora approvato. Esempio mirabile di come la burocrazia, non personificata con qualche ente, dopo 30 anni non ha alcun senso, ma intesa esclusivamente come procedimenti lunghi, complessi farraginosi, possa colpevolmente ed irresponsabilmente mettere in secondo piano, sia la salute delle persone, che le possibilità di sviluppo di un’area>>.
