Focus – Coronavirus: cassa integrazione in ritardo, perché non è ancora arrivata a tutti

Anna Ammanniti
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E’ scattata ieri, lunedì 4 maggio, la Fase 2 dell’emergenza sanitaria Coronavirus, purtroppo però ci sono molti lavoratori rimasti fermi alla Fase 1, in attesa dell’assegno di cassa integrazione.

Per far fronte all’emergenza epidemiologica, il Governo ha varato alcune manovre economiche a sostegno dei lavoratori. Tra queste è stata istituita la cassa integrazione in deroga, intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie. In molte regioni italiane la cassa integrazione però non è ancora arrivata, fa chiarezza sulla questione l’Inps. L’Istituto previdenziale ha fatto sapere che non è responsabile dei ritardi, secondo l’ente la responsabilità è delle Regioni che non avrebbero trasmesso in tempo le richieste di cassa integrazione. Le domande sono quindi bloccate e giustamente i lavoratori chiedono risposte. Attualmente le regioni in ritardo sono il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Sicilia, delicata è la questione in Sardegna dove migliaia di domande sono ancora in sospeso e molti datori di lavoro stanno anticipando la cassa integrazione pagando di tasca loro i dipendenti. Anna Ammanniti
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