Il 20 novembre 1989, 30 anni fa, l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Sono passati 30 anni dall’adozione di quella convenzione che per la prima volta ha riconosciuto i bambini come aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici: la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Adottata nel 1989, l’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991. Da quella data ci sono stati migliaia di congressi, fiumi di parole e giuramenti a non finire sull’impegno che politici e affini avrebbero usato per la salvaguardia dei minori. Di fatto, a fronte di sporadici interventi legislativi e insufficienti episodi i reale intervento contro l’orco vero e/o immaginario, poco è stato fatto. Le istituzioni si affidano troppo spesso a strumenti e strumentisti vanagloriosi e saccenti, distaccati da una realtà che, oltre a conoscere poco, li atterrisce. Tra le pecore bianche di un gregge nero o almeno grigio scuro, spicca La Caramella Buona onlus, l’associazione presieduta da Roberto Mirabile (sue vice Roberta Bruzzone ed Anna Maria Pilozzi), esempio di coraggio ed efficienza in un mondo dove voltarsi dall’altra parte sembra la regola. Gli instancabili professionisti, affiancati da colleghi altrettanto motivati (una per tutti l’avv. Monica Nassisi), non trascurano e non demordono, ergendosi talvolta come unico baluardo contro l’inefficienza e il desiderio di occultare. I minori vanno tutelati ad ogni costo, affinché possano crescere e contribuire alla crescita della Società. Socrate scrisse “Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani”. La Caramella Buona non soltanto tutela e difende i minori, ma cerca di aprire gli occhi e le menti dei componenti della famiglia. Sere fa Anna Maria Pilozzi ha ricordato una frase di Ray Charles “Oggi si dice che serve uno speciale apparecchietto da applicare alla TV in modo che i bambini non possano guardare questo o quello. Ai miei tempi, non avevamo bisogno di un simile marchingegno. Mia madre era l’apparecchietto. Fine della storia”. Jackal
