(di Anna Ammanniti) Oggi, 2 novembre si apre “finalmente” la caccia al cinghiale, questi “brutti” e “antipatici” animali alla fine saranno “eliminati” e salvate migliaia di tonnellate di coltivazioni!
In molti vedono ancora la caccia come un modo di tenere sotto controllo la natura e … addirittura proteggerla. Amano definirsi i paladini dell’ambiente, ma non entriamo nel merito di questa convinzione, vogliamo evidenziare tutt’altra questione. Durante tutto l’anno e soprattutto nel periodo di quasi apertura della caccia, si è soliti puntare il dito sul problema dei cinghiali: sono troppi, creano danni, devastano raccolti, sono un disturbo, provocano incidenti automobilistici, mangiano addirittura gli avanzi del cibo dei cani e dei gatti domestici! Sono un vero e proprio allarme sociale! Tutta l’attenzione si focalizza sui probabili danni provocati dagli ungulati, ma si sottilizza sui rischi ben più gravi derivanti dalle battute di caccia. In molte zone è diffuso durante la caccia al cinghiale, l’utilizzo della carabina, un’arma con una gittata utile di oltre un km. Il suo proiettile essendo blindato, urtando un ostacolo potrebbe deviare la traiettoria e non sono rari i casi in cui sono stati frantumati vetri di finestre e quant’altro. Le zone di caccia dalle nostre parti non sono lande desolate, sono siti parecchio antropizzati con numerosa presenza di abitazioni. Appare alquanto “bizzarra” a volte la preoccupazione più per la vista di un cinghiale, piuttosto di un proiettile che vaga a gran velocità nel giardino di casa. Premesso questo con l’apertura della caccia al cinghiale, si ripropone un fenomeno purtroppo parecchio diffuso: il bracconaggio. Si tratta di una pratica parecchio lontana dall’attività venatoria, che ricordiamo consiste prevalentemente nell’abbattere uccelli e mammiferi (catturare, detenere o vendere fauna selvatica è illegale in ogni forma). Il cacciatore è dotato di regolare licenza di caccia e porto d’armi e pratica la caccia solo nei giorni consentiti e solo verso le specie consentite. Il bracconaggio viene invece portato avanti con pratiche scorrette e pericolose per l’ambiente, senza licenze e al di fuori dei vincoli e dei periodi legali, una vera e proprio piaga in tutto il mondo. Viene praticato con diversi modus operandi, tutti però con lo stesso scopo: l’abbattimento illegale di animali, sia esso per fini gastronomici, che al di fuori della stagione di caccia e all’interno di aree protette. Il bracconaggio causa ogni anno ingenti danni agli animali, alla natura e anche all’uomo. Sì anche per l’uomo, ogni stagione di caccia porta con sé un triste bollettino di morti e feriti causati dai fucili. Tra le vittime non solo i cacciatori e bracconieri, purtroppo spesso anche persone che abitano nelle zone venatorie o di passaggio. Secondo l’Associazione Vittime della Caccia nella stagione venatoria 2017-2018, composta di 98 giornate in tutto di cui 64 fruibili dal singolo cacciatore, ci sono state 90 vittime legate all’attività venatoria, di cui 22 morti e 68 feriti. Ben 79 erano cacciatori, mentre gli incidenti subiti da persone estranee al mondo venatorio sono stati 11, tra cui due minori. Nelle stagioni di caccia tra il 2007 e il 2018 ci sono state 217 vittime e 804 feriti. Tornando alla caccia al cinghiale la via del bracconaggio è abbastanza perseguita. L’uso di trappole, lacci e cavi d’acciaio, munizioni spezzate, tagliole, battute in zone protette, richiami elettromagnetici, visori notturni e quant’altro rappresentano un vero pericolo. La pratica illegale si intensifica soprattutto quando si parla di cinghiali, apostrofati come un pericolo mortale, ma la loro carne piace molto ed è anche tanto richiesta nei ristoranti che servono selvaggina, è risaputo che quando ci sono interessi economici, parte la caccia indiscriminata a fini commerciali. Si auspica la caccia ai cinghiali per ridurne il numero, ma avviene l’esatto contrario, di fatto aumentano di anno in anno! Alcuni ricercatori hanno dimostrato che negli ultimi decenni la popolazione dei cinghiali è cresciuta. L’attività venatoria colpisce soprattutto gli adulti e innesca quindi risposte compensative tra i cinghiali, diffondendoli nel territorio. L’unico modo per contenere la popolazione del cinghiale è quello di lasciar fare alla natura e al suo predatore naturale: il lupo! Anna Ammanniti
