Anagni – Porta Cerere illuminata di rosa, mistero sulla autorizzazione della Soprintendenza (foto)

Anna Ammanniti
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La settimana scorsa il Comune di Anagni ha aderito all’iniziativa che vede nei weekend di ottobre gli edifici simbolo d’Italia, illuminati di rosa, il colore della lotta al tumore al seno.

L’importanza della prevenzione, al momento è l’unico strumento vincente nella lotta al cancro al seno. Ad Anagni il monumento illuminato è Porta Cerere. Porta antica che si trova alla fine di corso Vittorio Emanuele e costituisce un ingresso privilegiato per la città, l’accesso settentrionale di Anagni. Porta Cerere, prende il nome dalla dea delle messi, fu ricostruita prima nel XVI secolo e poi nel 1800. In una lapide posta sopra sono riportati i versi della Divina Commedia che descrivono lo Schiaffo di Anagni. Fino agli anni ’30 del secolo scorso, la Porta era collegata alla cinta da muri merlati, in seguito furono abbattuti. I blocchi di travertino in bugnato decorano sia l’interno che l’esterno del monumento. Sul versante esterno due lesene sostengono un architrave con triglifi e una mensola al centro della quale campeggia lo stemma della città con l’aquila che afferra il leone, le chiavi pontificie e il manto imperiale, ai lati, invece si trovano le due aquile. La settimana scorsa sono apparsi sul monumento sei faretti retti da altrettante staffe, sembrerebbero essere installati sul travertino. Per realizzare il sistema di illuminazione doveva essere redatto un progetto autorizzato dalla Soprintendenza. I fori praticati sul travertino potrebbero aver danneggiato parte delle pietre storiche; i fari sono stati montati all’altezza della cornice fregiata. Il progetto innanzitutto è obbligatorio e serviva a tutelare il monumento. Le autorizzazioni da chiedere alla Soprintendenza erano due: una monumentale e l’altra paesaggistica, sembrerebbe non essere stata chiesta né l’una né l’altra. Se fosse confermata questa mancanza, saremmo di fronte a un grave illecito e da un ente istituzionale ci si aspetta un altro approccio, più rispettoso nei confronti di un bene monumentale che appartiene a tutti e non è proprietà privata. Anna Ammanniti  
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