La discarica di Colle Fagiolara sulla carta è registrata nel Comune di Colleferro, ma di fatto occupa il territorio di Paliano. La discarica è una brutta cambiale che il territorio paga dalla fine degli anni 90.
Un’enorme montagna di rifiuti che ha decretato la fine del Monumento Naturale La Selva sito a poche centinaia di metri: fine del turismo, di lavoro, di ambiente. Per qualche soldo in più è stata danneggiato un patrimonio naturale, oltraggiata la vita dei residenti, obbligati tutti i giorni a respirare cattivi odori e fumi provenienti dalla fila interminabile di tir che quotidianamente si recano a Colle Fagiolara. Come formiche allineate con ordine, aspettano il loro turno per scaricare, c’è chi assicura che il sabato siano più di 50 i mezzi incolonnati che percorrono la stradina che conduce alla funesta collina. Camion in fila come pazienti dal dottore, aspettano il turno per scaricare le tonnellate di rifiuti che arrivano dalla Capitale. I proclami sbandierati ai quattro venti della sua chiusura entro la fine del 2019, sono finiti nell’aria puzzolente che tutti i giorni rende impossibile la vivibilità dei residenti. Solo un anno fa la Regione ha stabilito che i camionisti potevano riprendere a scaricare. Sono stati spostati i tralicci dell’alta tensione, d’altra parte è noto che accogliere rifiuti è sinonimo di incasso notevole di denaro. Chi porta i rifiuti a Colle Fagiolara paga infatti 72,29 euro a tonnellata, da aggiungere poi i 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro, una cifra considerevole che entra nelle casse comunali. I tir “anonimi” incolonnati, senza scritte particolari riconducibili ai rifiuti, come un flashback ricordano i malati e le morti dei giovani della Valle del Sacco, rei di vivere in una zona nera, bellissima dal punto di vista paesaggistico, ma letale per la tragica questione ambientale. Anna Ammanniti
