Il breve monologo dal palco di San Magno, di cui si sono occupati i media di mezza Italia, ha acceso un dibattito ancora in corso.
Alex Britti, il chitarrista cantautore che venne a Piazza Cavour 30 anni fa per partecipare col gruppo The Future alla Festa dell’Unità, ha voluto condividere con il pubblico una riflessione su uno dei temi che infiammano la politica italiana. Specificando che non intendeva fare un discorso politico. Gli spettatori hanno applaudito a lungo le sue parole dedicate alla tolleranza e contro il razzismo. “Da ragazzo ho suonato nel Nord Europa, quando scoprivano che ero italiano mi guardavano come fossi una persona di serie C. Nessuno dovrebbe essere guardato con quegli occhi”. Aggiungendo “Oggi li chiamano migranti, ma sono persone che si spostano per cercare una vita migliore. Io da ragazzo non arrivavo a fine mese, ma neanche alla metà del mese, se suonavi il blues era complicato guadagnare. Quindi sono andato nel Nord Europa, suonavo tanto e c’erano tante persone che mi volevano bene, ma c’era una cosa che percepivo, che da italiano per loro eri “spaghetti, mafia e pizza” ed eri un cittadino di serie C”. “Ti guardavano in modo strano quando scoprivano che eri italiano. Non voglio entrare in nessun dibattito politico – la conclusione del cantautore – . ma avendo vissuto quella cosa, mi fa molto strano oggi vedere certe immagini”. Jackal
