In sole trentasei ora si era recato per ben tre volte al pronto soccorso dell’ospedale di Frosinone. L’ultima volta però ci era giunto cadavere. E’ la vicenda di Mario Arduini, un bidello dell’Itis di 61 anni che colto da una crisi respiratoria aveva chiesto aiuto ai medici del nosocomio frusinate . A seguito di quella morte la Procura aveva aperto un’inchiesta.
E proprio nei giorni scorsi è stata notificata la conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di due medici del nosocomio frusinate. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Secondo gli elementi raccolti dalla procura il paziente che era stato sottoposto ad alcuni esami di routine i era stato dimesso con la diagnosi di “lipotimia per verosimile riflesso vago vagale”. non considerando un rialzo della Troponina (un valore molto indicativo circa la funzionalità del cuore). Per tale motivo il pubblico ministero che si è occupato della vicenda avrebbe accertato nel comportamento dei due medici imperizia, imprudenza e negligenza. Gli indagati, rappresentati dall’avvocato Nicola Ottaviani hanno respinto fermamente ogni accusa sostenendo di aver operato in modo corretto e professionale. Non la pensano così i familiari di Mario Arduini che sospettando un caso di malasanità si sono rivolti all’avvocato Giampiero Vellucci per essere rappresentati nelle opportune sedi. Per la cronaca va detto che il bidello dell’Itis di Ferentino che ha lasciato la moglie e due figli era un soggetto iperteso, un cardiopatico, un uomo in sovrappeso. Condizioni considerate a rischio che secondo la procura avrebbero dovuto essere valutate con molta più attenzione. Mar.Ming.
