<L’Asl non può togliere i terapisti a mio figlio Tommaso. I suoi miglioramenti, i suoi progressi li devo soltanto a loro. Invece qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata che mi informava della chiusura del progetto e che siccome il bambino deambula, per ricevere le terapie dovrà recarsi lui in un altro centro che stabilirà la commissione. Adesso c’è il rischio che possa vanificarsi il lavoro portato avanti dagli specialisti da ben quattro anni e mezzo>. A parlare è Emanuela Palazzo, una donna di 35 anni di Vallecorsa che si sta battendo affinchè il suo bambino possa proseguire nella sua abitazione la terapia riabilitativa intrapresa da quando aveva soltanto cinque mesi e mezzo.
Tommaso un bimbo di 5 anni è affetto da una malattia genetica rara denominata <IDIC 15> una patologia che i medici trovano similare ad un autismo di terzo grado. Da quando aveva cinque mesi e mezzo, sei giorni su sette, il bimbo viene seguito da due terapiste che sono riuscite a farlo comunicare con il mondo che lo circonda tramite delle carte. Se vuole bere, il ragazzino prende quella dove è raffigurata l’acqua, così se preferisce un gioco invece di un altro. Tommaso però non sa entrare in macchina, non sa salire e scendere le scale e quando decide di non voler camminare si butta per terra e non c’è verso di farlo muovere. Per questo motivo la madre, disperata chiede all’Asl di non togliere al suo bambino la terapia domiciliare. Per lui sarebbe la fine. Mar.Ming.
