Corruzione a Frosinone, la difesa attacca: “La Procura ha manifestato dubbi, l’impianto accusatorio è fragile”

utente789
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Il processo che vede coinvolti gli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia per le accuse di corruzione entra in una fase delicata. Al centro della strategia difensiva c’è la linea tracciata dall’avvocato Alfonso Amato, che punta proprio sulle presunte incertezze emerse nel corso del procedimento e attribuite alla stessa Procura.

Secondo il legale, durante una pubblica udienza l’accusa avrebbe manifestato dubbi sulla ricostruzione dei fatti contestati, arrivando – secondo la prospettazione difensiva – a mettere in discussione la solidità dell’impianto accusatorio. Una circostanza che Amato considera decisiva per sostenere la tesi di un quadro probatorio non definito e privo di elementi univoci. La difesa parla di un’accusa «surreale» e richiama alcuni passaggi degli atti processuali nei quali, a suo dire, emergerebbero le difficoltà della Procura nel delineare con certezza la dinamica dei fatti. Per Amato, proprio queste contraddizioni rappresenterebbero il punto centrale del dibattimento e dovranno essere valutate dal tribunale. «Se anche l’accusa manifesta dubbi – è in sintesi la posizione della difesa – significa che il quadro non è così netto come viene prospettato». Una linea che punta a mettere in discussione la tenuta delle contestazioni mosse ai due professionisti e a riportare il confronto sul terreno della prova. Parallelamente, resta aperto il fronte dei procedimenti in corso a Verbania. L’avvocato Amato ha depositato alla Corte di cassazione un’istanza di rimessione, chiedendo il trasferimento dei processi ad altra sede. La richiesta sarà esaminata il prossimo 10 settembre dalla Quinta Sezione della Suprema Corte. Ora spetterà al tribunale valutare la fondatezza delle accuse contestate agli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia, attraverso il confronto tra accusa e difesa. Mar. Ming
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