Dopo la fine del sodalizio bianconero, Massimiliano Bruni punta il dito contro l’inerzia di Luca Di Stefano. “Sora Calcio, il fallimento di un’amministrazione senza visione. Il Sindaco Di Stefano risponda alle gravissime accuse di Tinto e alla città”, dichiara Bruni. Ecco la nota.
“Il fallimento del Sora Calcio non è un fulmine a ciel sereno, ma la cronaca di una morte annunciata di cui il Sindaco Luca Di Stefano è politicamente complice – dice Bruni – Inizia così la dura riflessione sulla fine della gloriosa società calcistica bianconera, un tracollo che colpisce al cuore la comunità e la storia sportiva della città. A parlare non è una voce anonima, ma chi per anni ha sostenuto concretamente il sodalizio calcistico, sia in prima persona attraverso sponsorizzazioni fin dai tempi della Serie C, sia mediando per trovare forze fresche nei momenti di bisogno. Basti pensare alla cordata capaci di garantire dal 2017 al 2022 la stabilità necessaria per riportare il club nella quarta serie nazionale. La ‘soranità’ sbandierata da Di Stefano si è rivelata l’ennesimo triste spot a uso elettorale, utile solo a gettare fumo negli occhi dei cittadini prima di trasformarsi in un boomerang devastante per la città. In questi anni sono stato forse l’unico a metterci la faccia contro le falsità dell’amministrazione, e oggi i nodi vengono al pettine. Riguardo alle parole di Tinto: il Sindaco ha il dovere di rispondere… Passaggi così pesanti che non possono assolutamente passare sotto silenzio e che meritano di essere esaminati con estrema attenzione dalla cittadinanza. Qualcuno potrebbe pensare che le mie critiche siano strumentali, anziché vederle per quello che sono: analisi oggettive e realistiche. Ma qui non si tratta più solo della mia voce. Tinto ha le sue indiscutibili colpe per aver cancellato una storia centenaria, ma lancia accuse precise. Se queste affermazioni sono infondate, il Sindaco ha il dovere morale e istituzionale, per rispetto dei tifosi e della città che rappresenta, di rispondere pubblicamente e smentirle punto per punto. Il silenzio non è più un’opzione. L’atteggiamento tenuto dal Primo Cittadino in questi ultimi due anni con Tinto, del resto, appare tristemente identico a quello già assunto con il Presidente Palma nel biennio precedente: un muro di gomma e un disinteresse cronico. Nelle sue dichiarazioni, Tinto fa inoltre riferimento a un imprenditore locale. Una vicenda che solleva interrogativi inquietanti: si parla di un’azienda sorana che si sarebbe aggiudicata numerosi appalti sul territorio (su cui ci sarebbe, eventualmente, da verificare il pieno rispetto di quanto previsto dal Codice degli Appalti). Viene da chiedersi come mai questa realtà economica, così vicina e beneficiaria di numerosi e importanti commesse pubbliche, non sia potuta o voluta venire per tempo in soccorso del Sora Calcio. Le responsabilità istituzionali di questa crisi restano scritte nei fatti. Pur sapendo fin da aprile della volontà di Tinto di cedere il club, perché il Sindaco forte anche del suo ruolo di Presidente della Provincia si è attivato solo a fine giugno, rincorrendo la rabbia della piazza? Muoversi fuori tempo massimo si è rilevato una colpa grave. D’altronde sin dall’inizio della consiliatura l’amministrazione ha dimostrato disinteresse verso il calcio sorano ha deliberatamente scelto di non inserire lo stadio Tomei nei bandi di rigenerazione urbana del PNRR preferendo il progetto di una piscina comunale, tra l’altro non finanziato mentre altri Comuni anche limitrofi rinnovavano i propri impianti, Sora perdeva il treno. Il caso Sora Calcio è solo la punta dell’iceberg di una gestione amministrativa che preferisce i tagli dei nastri alla programmazione. Si assiste a marce indietro sulle promesse di Consiglio in pubblica piazza (come sulla vicenda TARI), a fughe dai confronti pubblici e a una politica incentrata su eventi dai costi elevatissimi, gestiti con una trasparenza degli atti che ad oggi appare quasi come un tabù. I tifosi restano i veri custodi della fede bianconera. In questo scenario desolante, l’unico faro di dignità resta la tifoseria del Sora. A loro va il più profondo ringraziamento e la totale vicinanza, un popolo che ha dimostrato un attaccamento viscerale, compiendo continui sacrifici economici e personali pur di non far mancare l’amore alla propria squadra. Loro non hanno fallito semmai ha fallito la politica che doveva tutelarli. Il Sindaco proverà a scaricare le colpe su altri, ma il giochetto non funziona più. Se alcuni ne chiedono le dimissioni io invece ritengo che debba restare al suo posto. Il Primo Cittadino deve rimanere sulla poltrona per fare i conti con la propria coscienza e spiegare ai sorani cosa ha fatto realmente per questa città. Il bilancio del suo operato dovrà essere rendicontato ai cittadini, i quali, al momento del voto, decideranno serenamente il futuro di Sora”. Così in una nota diramata oggi, Massimiliano Bruni.

