La Giunta regionale approva un nuovo piano sperimentale di inclusione sociale. Dieci territori coinvolti, da Roma alle province, con l’obiettivo di creare “Case del Welfare di Comunità” attraverso innovazione e partecipazione.
La Regione Lazio punta con decisione alla riqualificazione e all’inclusione delle aree periferiche. Con l’approvazione della delibera sul “Piano regionale degli interventi sperimentali di inclusione sociale nelle periferie laziali 2026-2028”, l’amministrazione guidata da Francesco Rocca lancia una strategia ambiziosa per trasformare il volto dei quartieri e dei centri urbani più vulnerabili. Un investimento da 8 milioni di euro L’iniziativa dispone di una dotazione finanziaria iniziale di 8 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione degli interventi del passato, promuovendo un modello integrato che coniughi welfare di comunità, rigenerazione urbana e nuove tecnologie. «Questo Piano nasce dalla volontà di superare una logica di interventi frammentati e costruire un modello di azione integrato», ha spiegato l’assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona, Massimiliano Maselli. «Vogliamo valorizzare le energie già presenti nei territori e mettere in evidenza il valore delle nostre periferie, generando valore pubblico attraverso servizi più vicini alle persone». I dieci territori scelti dalla scienza Gli interventi non sono stati scelti casualmente: la Regione si è avvalsa di un’accurata mappatura scientifica realizzata dall’Università della Tuscia per individuare le aree dove il bisogno di integrazione e i margini di miglioramento sono più significativi. Il progetto coinvolgerà dieci realtà chiave del panorama laziale: A Roma: Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino 38 e il Lido di Ostia. Nel resto della regione: Fiumicino, Guidonia, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. Il modello: le “Case del Welfare di Comunità” Il cuore operativo del piano sarà la creazione delle “Case del Welfare di Comunità”. Non si tratterà di strutture calate dall’alto, ma di hub nati da un percorso di co-progettazione. Il metodo, sottolinea la Regione, si fonda sull’ascolto attivo: programmi territoriali sviluppati in stretta sinergia con Comuni, Municipi, Distretti sociosanitari, ASP, Università, Terzo Settore e parti sociali. L’integrazione sarà la parola chiave: l’uso di nuove tecnologie servirà da catalizzatore per rendere i servizi più accessibili, trasformando le periferie da zone di transito o esclusione a veri e propri centri di vitalità sociale, migliorando concretamente la qualità della vita dei cittadini.

